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BARI – “Mi avete preso per un coglione. No, per un eroe! Mi avete preso per un coglione. Ma no, per un eroe! M’avete preso per un coglione, sotto la mano, mi fa male!! Ah”. E’ una delle scene più famose e replicate di un film cult degli anni Ottanta, L’Allenatore nel pallone. Un film che vede protagonista assoluto un grande Lino Banfi, l’attore nato ad Andria 80 anni fa (anche se ha vissuto e studiato a Canosa di Puglia). Già, Pasquale Zagaria, il suo nome all’anagrafe, oggi 9 luglio compie 80 anni, un traguardo importante e i “festeggiamenti” sono già cominciati.\r\n\r\nAl cinema europeo di Lecce, l’attore pugliese ha già ricevuto l’ulivo d’oro alla carriera, ad ottobre il sindaco di Bari, Antonio Decaro, gli consegnerà le chiavi della città durante una serata celebrativa che si svolgerà al Petruzzelli, e dove altrimenti se non in uno dei teatri più importanti d’Italia. Un giusto riconoscimento per un attore che ha segnato la storia del cinema e della televisione italiana: attore, comico, conduttore, sceneggiatore e anche scrittore, Pasquale Zagaria è partito dalle campagne del nord Barese per conquistare Roma e il grande schermo. E’ stato uno dei principali artefici del cinema italiano dalla fine degli anni Settanta sino a tutti gli anni Ottanta, ha recitato sia in ruoli comici che drammatici e ha lavorato ha stretto contatto con i più importanti registi italiani: Dino Risi, Fernando Di Leo, Luciano Salce, NannyLoy, ad esempio.\r\n\r\nLino Banfi è uno degli attori più rappresentativi della commedia, L’allenatore nel pallone è una di quelle pellicole intramontabili ma l’elenco è lunghissimo: Cornetti alla crema, Vieni avanti cretino, Il commissario Lo Gatto, Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, Il bar dello sport, solo per citarne qualcuno ma potremmo proseguire. Dopo la popolarità raggiunta negli anni Ottanta e dopo aver condotto anche Domenica In, ha trovato nuova linfa in una veste diversa, quello di nonno Libero nella serie Rai, Un medico in famiglia. D’altronde, per Banfi la famiglia è al primo posto nella sua scala delle priorità: da 54 anni è sposato con la signora Lucia, il matrimonio arrivò dopo 10 anni di fidanzamento. In pratica una vita insieme. Dall’unione sono nati due figli, Walter e Rosanna, quest’ultima attrice e spesso a fianco al padre. Proprio Rosanna le ha donato due nipoti, quindi il ruolo di nonno Libero gli è venuto naturale. A chi gli ha chiesto come immaginava da giovane di arrivare a 80 anni, con la sua ironia unica ha risposto: “Con 20-25 chili in meno”.\r\n\r\nE’ lui il vero ambasciatore della Puglia in Italia e nel mondo, è riuscito a portare in scena elementi tipici della sua terra, come modi di dire, giochi di parole, vezzi, e doppi sensi. “Quello che sei, io ero. Quello che sono, tu sarai”, è una delle frasi più celebri di nonno Libero, una sorta di mantra ripetuta nella vita quotidiana da centinaia di persone. Anche “una parola è troppa e due sono poche” è una citazione entrata a far parte del linguaggio comune, segnale che Lino Banfi è qualcosa di più un “semplice” attore, è diventato un’icona.\r\n\r\n“A fra poco, o, come dicono i francesi, a frappè”, battuta riuscitissima del film “La dottoressa ci sta col colonnello”. Una curiosità finale: fu Totò a consigliare al giovane comico di cambiare cognome in Banfi (preso da un registro di classe) motivato anche dal fatto che nel mondo dello spettacolo, in quel tempo, si dicesse che i diminutivi del proprio nome reale non fossero di buon auspicio per una florida carriera. Ci aveva visto lungo Totò.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n 


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