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Una moglie stringe tra le mani una fotografia in bianco e nero. Ci appoggia il viso e la bacia, quasi come se quell’immagine fissa possa da un momento all’altro rianimarsi, e dirle che è tutto a posto, che quel treno lui in realtà non l’ha mai preso. Dopo qualche secondo la appoggia di nuovo sulla bara  e attorno a lei si stringono amici e parenti per consolarla. Nel palazzetto dello sport di Andria, dove si sono celebrati i funerali di 13 delle 23 vittime dell’incidente ferroviario, ognuno degli 8mila partecipanti sente di aver perso qualcuno di importante in quel disastro.\r\n\r\nNon c’è alcun rumore, solo il silenzio, quasi irreale, interrotto saltuariamente dai pianti di chi ancora non si riesce ad arrendere all’idea di non rivedere più un parente o una persona amata. Vite volate in cielo da quel binario sperduto nella campagna assolata di Corato.\r\n\r\nGli spalti, dove solitamente a dominare sono le urla dei tifosi, oggi ospitano persone di tutte le età, che sedute rivolgono un’ultima preghiera verso le bare in mogano. Gli occhi dei presenti sono fissi sul rosso delle ghirlande a forma di cuore che si staglia sul marrone del mogano;  simbolo dell’amore per quelle persone che, inconsapevolmente, salendo su quel treno sono andate incontro ad un destino crudele. Al centro spicca una bara bianca: è quella di Jolanda Inchingolo, la 25enne che tra due mesi si sarebbe sposata. A pochi centimetri c’è un palloncino: è a forma di Minion, il personaggio di un film d’animazione. Jolanda lo stringeva tra le braccia in una sua foto recente e le è accanto anche in quest’ultimo momento. Accanto a quel pupazzo c’è una bara con sopra una sciabola e un cappello da poliziotto. Appartenevano entrambi al vice questore Fulvio Schinzari, una vita passata a difendere la giustizia in questa terra che tanto amava.\r\n\r\nTutt’attorno al tappeto rosso che delimita l’area dove sono sistemate le bare ci sono i parenti delle vittime e le autorità: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il sindaco della Città metropolitana Antonio Decaro e i suoi colleghi dei Comuni colpiti dalla tragedia. Baciano e abbracciano i familiari, qualcuno prova a dare qualche parola di conforto, ascoltano le loro storie, provano a far sentire la loro vicinanza in un momento così difficile. C’è chi, come il presidente della Camera, non ce la fa e si commuove nel vedere tutto quel dolore.\r\n\r\nPoi inizia la cerimonia e nessuno dei presenti dice una parola. Non si sentono più neanche i pianti, ma solo la voce di Monsignor Mansi che legge i passi delle Sacre Scritture. Solo nei momenti di preghiera le voci riecheggiano all’unisono per tutto il palazzetto. Nelle prima file si riconoscono le fasce tricolori dei sindaci e tutt’attorno a loro sono centinaia le persone che, immobili, fissano le fotografie sorridenti dei defunti, adagiate su ogni bara. Alle loro spalle un telo bianco su cui è appeso un quadro di Gesù Cristo. Ogni tanto qualcuno dei familiari non ce la fa e distoglie lo sguardo dalle bare, piangendo il silenzio per il dolore vicino all’altare dov’è riunita la congrega dei vescovi.\r\n\r\nQuando, al termine della cerimonia, le bare vengono portate fuori dal palazzetto tutti abbandonano i propri posti e si riuniscono attorno ai feretri per dar loro un ultimo saluto. Ogni volta che una bara viene sollevata tutto il palazzetto si unisce in un applauso. Quando le mani smettono di applaudire i familiari superano le enorme ghirlande di fiori ai lati dell’altare e la trasportano all’uscita della struttura, superando il corazziere in divisa militare si sentono i pianti che si fanno strada nell’improvviso silenzio che è calato. Qualcuno dice: “Perché proprio a loro?”. Nessuno gli risponde, si sente solo il rumore della tempesta di pioggia che dalla mattinata si sta abbattendo sul palazzetto, distruggendo anche uno striscione che era stato appeso sulla parete di fronte all’ingresso.\r\n\r\nQuando anche l’ultima bara è stata portata via, il palazzetto lentamente si svuota. La gente ordinatamente esce dall’ingresso principale, in processione superano i manifesti con i necrologi delle vittime e la nuvola di palloncini bianchi legati a terra con un filo, che durante la cerimonia era stata appesa alle ringhiere del Palasport. Se ci si avvicina si riesce a leggere “Ciao piccola Jole”, scritto con un pennarello nero: un altro omaggio a Jolanda Inchingolo.  La gente apre gli ombrelli e in fila, esattamente come sono arrivati, si allontanano dal palazzetto, mentre il cielo continua a scaricare pioggia. “Si torna a casa mentre tutto piange attorno a noi” scrive su Twitter il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, postando la foto dei nuvoloni scuri all’orizzonte. Già, in un giorno come questo neanche il cielo può essere felice.\r\n\r\n


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