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“…Cento volte questo vecchio somaro era stato frustato, fustigato senza pietà, così per ridere, per il gusto di vedere se si riusciva a farlo imbizzire un po’, a fargli, almeno almeno, drizzare un po’ le orecchie abbattute, se non a dar segno che volesse levare un piede per sparar qualche calcio. Niente! S’era prese le frustate ingiuste e le crudeli punture in santa pace, sempre, senza neppur fiatare, come se gli toccassero, o meglio, come se non le sentisse più, avvezzo com’era da anni e anni alle continue solenni bastonature della sorte.” (Tratto da “L’uomo solo” di Luigi Pirandello)

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In questi versi io ci leggo il sud, il Meridione, “l’asino d’Italia”, una terra di lavoratori lasciati soli nei campi del tavoliere, sotto il sole che brucia pure i pensieri. Questo evidentemente siamo per il resto dell’Italia, quella che dovrebbe essere unita, ma le istituzioni tendono a separare, ed è con questi versi che voglio ricordare le vittime della terribile tragedia ferroviaria che si è consumata sulla tratta Ruvo-Corato.

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Pasquale ABBASCIANO – Giuseppe ACQUAVIVA – Serafina ACQUAVIVA – Maria ALOYSI – Alessandra BIANCHINO – Rossella BRUNI – Pasqua CARNIMEO – Enrico CASTELLANO – Luciano CATERINO – Michele CORSINI – Albino DENICOLO – Salvatore DI COSTANZO – Giulia FAVALE – Nicola GAETA – Jolanda INCHINGOLO – Benedetta MERRA – Donata PEPE – Maurizio PISANI – Fulvio SCHINZARI – Antonio SUMMO – Ludovico Francesco TEDONE – Gabriele ZINGARO

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Se fossi nei politici o nelle istituzioni, vi chiederei innanzitutto scusa.

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Vi chiederei scusa a nome di tutti, di chi non ha fatto il suo lavoro, di chi lo ha fatto male, di chi ha preferito investire al nord piuttosto che al sud, di chi: “Tanto non succede mai nulla”, di chi si è fatto una foto sui vostri corpi straziati, di chi sapeva e non ha fatto nulla per evitare la tragedia, di chi disse: ”Oggi è un giorno triste per l’azienda…E per le famiglie delle vittime”. Vi chiedo scusa anche per quelli che sono accorsi sul luogo della strage solo perché il protocollo istituzionale lo prevedeva, per quelli che hanno ripreso tutto, anche quello che non andava fatto vedere, per quelli che hanno chiesto ai vostri parenti: ”Cosa si prova…?” Cosa volete che si provi se non la morte nel cuore e nell’anima!? Ma sappiate che non siamo tutti così, che qualche istante prima della fine, su quel treno c’era chi stava facendo il proprio lavoro e lo stava facendo bene, gente che lo ha sempre fatto con diligenza, perché anche se non era quello il loro sogno nella vita, erano felici di potervi accompagnare dai vostri cari, dai vostri amati o semplicemente a farvi vivere la vostra giornata lavorativa… Subito dopo siete stati soccorsi da angeli e non da sciacalli, gente che con le lacrime agli occhi ha cercato di strapparvi alla morte scavando a mani nude tra le lamiere, e con qualcuno c’è riuscito.

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Immagini che resteranno indelebili nella loro mente e nel loro cuore per sempre. Quando ci si trova a dover commentare un dramma come questo, è facile scadere nella retorica, nel qualunquismo giornalistico che ha, anche in questa circostanza, macchiato tante penne blasonate, ma io a distanza di soli 15 giorni, non voglio farlo, io vorrei solo riflettere ad alta voce insieme a voi. Ventisette anime volate in cielo senza nessuna colpa meritano solo silenzio e preghiera, il resto, le proiezioni, i cordogli istituzionali, gli sfoghi sui social-media, CONTANO ZERO.

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Trovare un lato positivo in questa tragedia non è possibile, perché il “Nella sfortuna siamo stati fortunati che non sia successo in un altro periodo dell’anno in cui i treni sono pieni” in fondo è vero, ma non andava detto per rispetto di chi non c’è più. Poi ci sono quelli che invece ci sono ancora, i parenti delle vittime che hanno dovuto affrontare una prova terribile che li segnerà per il resto della loro esistenza, quella di riconoscere i propri cari.

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Io non ce la farei, so che dovrei solo analizzare i fatti e metterli sul tavolo a disposizione del lettore, ma consentitemi di parlarvi con il cuore in mano solo per questa volta, io non avrei avuto la forza di alzare quel lenzuolo per vedere il corpo inerme sul quale si è accanita la sorte, corpo della persona che mi ha messo al mondo o della donna che avrei dovuto sposare da li a poco. Un dolore nel dolore.

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Malgrado ciò, anche stasera con la fiaccolata in ricordo di chi ormai non c’è più, in ricordo di quel maledetto 12 Luglio, la Puglia si stringerà a questa tragedia e saprà reagire mostrandosi unita e compatta, questa è l’unica cosa positiva a soli 15 giorni da una delle giornate più buie della storia del meridione”. Fino a che giustizia non sarà fatta, spero che i riflettori non si spengano su questa vicenda, spero che chi ha sbagliato paghi e spero che il dolore dei parenti diventi speranza di giustizia per coloro che ormai non ci sono più.

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Un saluto commosso.

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Max Boccasile


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