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Guglielmo Minervini lascia questa terra, l’amata Puglia, con il messaggio di forza trasmesso nel combattere senza tregua e con sincera speranza cristiana una terribile malattia. Era un cattolico di sinistra, pacifista, movimentista. Cresciuto con Don Tonino Bello, messaggero da Molfetta di un impegno per la cura dei poveri. dei diseredati e delle vittime delle guerre.\r\n\r\nL’uomo\r\n\r\nMite nei rapporti e gentile nei modi, era un uomo deciso e determinato nelle contese con i rivali politici. Questa energia, oltre che nell’impegno assessorile, è emersa nella malattia, affrontata con dignità e coraggio, trasformata da debolezza a punto di forza, sostenuto da una profonda fede cattolica. “E vabbè. Ancora una volta la vita ti afferra in un’altra prova imprevista, dura ed esigente. L’affrontiamo col piglio di sempre. Fiducia nei medici, tenacia, resistenza, energia, i pilastri incrollabili di mia moglie e dei miei cari, gli affetti profondi e forti, tanta amicizia e la voglia di farcela senza mai perdere il senso anche dentro il mistero della malattia. Ci risentiamo tra un po’. Sicuro”. Non ce l’ha fatta, ma ha lasciato un segno di umanità in tutti quelli che lo hanno incrociato e conosciuto.\r\n\r\nIl politico\r\n\r\nMinervini è stato sindaco di Molfetta, una città dalle maggioranze variabili dove chi governa deve essere punto di equilibrio tra tanti poteri e forze centrifughe.\r\n\r\nCresciuto nella Margherita, amatissimo nelle parrocchie del territorio, animatore de La Meridiana, casa editrice cattolica, era stato tra i fondatori del Pd pugliese, salvo diventare un vendoliano del Pd nel decennio delle giunte di Nikita, al quale lo univa la comune devozione per Don Tonino e un approccio per le narrazioni. Poi divenne renziano e capolista nelle consultazioni interne al Pd. Ma con il fiorentino il feeling finì presto. Dopo l’era Vendola si candidò alle primarie per il candidato-governatore, contro il gigante Michele Emiliano, ottenendo con un gruppo di giovani sostenitori oltre il 10% delle preferenze nella consultazione interna. Nell’ultima tornata elettorale era stato eletto con Sinistra e Libertà, salvo poi fondare il gruppo Noi a Sinistra, per non assecondare le logiche partitiche dei vendoliani, lasciati orfani dalla prospettiva genitoriale del leader di Terlizzi.\r\n\r\nI grillini lo attaccarono con cinismo per le sue assenze da assessore durante i periodi di cure. Salvo poi scusarsi, fuori tempo massimo.\r\n\r\nHa continuato fino agli ultimi giorni a commentare la politica attraverso Facebook, con puntualità e sintesi, come in questo post sulla lotta al caporalato: “Facimm ammuina. Il copione si ripete stancamente sul caporalato. Solenni protocolli d’intesa, conferenze stampa con tanto di cornice istituzionale, dichiarazioni stampa di guerra… per non quagliare nulla. La politica delle chiacchiere è la prima causa della crisi della politica”.\r\n\r\nL’impegno alla Regione\r\n\r\nL’impegno amministrativo viene ricordato per Bollenti Spiriti, progetto che stanziava risorse per pagare – con soldi pubblici – la formazione postuniversitaria dei giovani pugliesi in cerca di futuro. Un provvedimento che dava un senso al fiume di denaro pubblico regionale, troppo spesso scomparso nei mille rivoli del Leviatano della Sanità. Con l’assegno regionale migliaia di ventenni hanno pagato master o scuole di perfezionamento che altrimenti sarebbero state precluse loro per ostacoli di censo. Al tempo della politica parolaia, una eccezione di concretezza e lungimiranza.\r\n\r\nIl funerale\r\n\r\nLa funzione religiosa si terrà domani nella Chiesa dei cappuccini a Giovinazzo, officiata da Tonio Dell’olio di Pax Christi.\r\n\r\n@waldganger2000


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