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Egregio sindaco Antonio Decaro,

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la Procura Generale della Corte di Appello di Bari, nell’atto in cui respinge la nostra istanza di avocazione delle indagini penali concluse dalla Procura del Tribunale di Bari con richiesta di archiviazione nei confronti del Sovrintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici e del Provveditore alle Opere Pubbliche di Puglia e Basilicata, afferma che l’offesa al bene culturale c’è ma non è perseguibile in sede penale perché non si ravvisa il dolo dei funzionari della Sovrintendenza quando dichiaravano “con superficialità e negligenza” che l’area era libera da ogni vincolo.

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Nello stesso atto, sempre la Procura Generale afferma: la documentazione agli atti dimostra già compiutamente che la costruzione degli anni ‘50 fu eseguita in zona sottoposta a vincolo indiretto risalente al decreto adottato il 15 maggio 1930 dal ministero……; che, infine, all’epoca, il Ministro della pubblica Istruzione espresse parere di non compatibilità del progetto presentato”; successivamente, ancora afferma che la costruzione risalente agli anni ‘50 “è stata certamente qualificata dalla violazione del suddetto vincolo per essersi fatto luogo allo costruzione di un fabbricato malgrado la valutazione di incompatibilità del relativo progetto espressa dal Ministero all’epoca competente”.

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La giustizia penale però, pur avendo verificato con certezza la violenza urbanistica ai danni della Città di Bari, rimanda a quella amministrativa che sarà chiamata su questo tema a pronunciarsi nel prossimo ottobre con il suo massimo ordine giudicante (Consiglio di Stato) su ricorso proposto da noi cittadini e associazioni componenti il Comitato Parco del Castello di Bari.

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Ci chiediamo come mai il Comune di Bari, dopo essersi costituito al Tar, dopo aver denunciato la nullità della Conferenza di Servizi facendo ricorso all’art.28 DPR 380/2001 cui il Ministero ha risposto negativamente senza motivare la sua decisione, oggi che per la prima volta un giudice conferma l’esistenza di un danno arrecato alla Città di Bari, decide di rinunciare a chiedere conto del danno subito ed a battersi, a fianco dei cittadini e delle associazioni, a difesa della legalità, per l’eliminazione dell’abuso ed il ripristino dei valori ambientali, storici ed identitari così gravemente violati.

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Le chiediamo, dunque, di ritirare al più presto la delibera di Giunta numero 350 del 10 giugno scorso, annullando la decisione di non costituirsi al Consiglio di Stato propugnata dalla vostra Avvocatura e le confermiamo la disponibilità del nostro legale, avvocato Luigi Paccione, ad un confronta con l’Avvocatura comunale su questi temi per coordinare un’efficace azione comune fra l’Amministrazione comunale ed i cittadini in difesa degli interessi cittadini calpestati da un abuso di Stato non tollerabile.

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