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Sono quasi 245mila gli studenti nel barese – oltre 605mila in Puglia – che a partire dal 15 settembre affolleranno le aule degli istituti a Bari e provincia. Le scuole, però, sono tutt’altro che pronte, soprattutto per quanto riguarda l’assegnazione dei docenti e dei presidi ai singoli istituti sul territorio.

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I ritardi nelle assegnazioni dei docenti

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La legge sulla “Buona scuola” ha, infatti, creato diversi ritardi nelle procedure di completamento dell’organico. Un problema che ora tocca all’Ufficio scolastico risolvere, non senza difficoltà. “Quest’anno siamo indietro rispetto allo scorso nell’assegnare i docenti agli istituti – ammette il vicedirettore dell’Usr Puglia Mario Trifiletti – principalmente perché la legge ha posticipato tutte le scadenze per le assegnazioni che esistevano in precedenza”. Con il rischio, ormai sempre più alto a meno di 10 giorni dal ritorno sui banchi degli alunni, che lezioni possano partire senza che tutti i docenti – di ruolo e precari – siano stati presi in carico dalle scuole. “Potrebbe volerci anche una settimana dall’avvio dell’anno scolastico perché completiamo tutte le procedure derivate dai contenziosi con i docenti, dalle conciliazioni e dalle assegnazioni provvisorie”, spiega Trifiletti.

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L’Usr: “Proveremo a far tornare in Puglia almeno la metà dei docenti trasferiti”

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Sono tanti i docenti neoassunti delle graduatorie ad inserimento che proveranno a sfruttare le assegnazioni provvisorie – dedicate quasi esclusivamente agli insegnanti di sostegno – per provare a trovare un posto di lavoro in Puglia, dopo l’esodo imposto dal complicato algoritmo dei trasferimenti del ministero dell’Istruzione. Poi ci sono le tante richieste di conciliazione che lentamente il sistema scolastico pugliese sta prendendo in carico: tutti processi che stanno facendo slittare l’effettivo inserimento dei docenti negli istituti. “Contiamo – spiegano dall’Usr – di far rientrare con questi sistemi almeno la metà dei docenti che sono stati trasferiti”. Terminato il balletto delle immissioni in ruolo negli istituti, toccherà definire il piano delle supplenze, da assegnare ai docenti precari in base al numero di posti rimasti scoperti.

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La carenza dei presidi

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Quello dei docenti non è però l’unico grattacapo a cui deve far fronte l’Ufficio scolastico regionale in questi giorni, che si annunciano molto complicati. C’è anche la carenza dei dirigenti scolastici negli istituti scolastici, con i presidi che ormai da anni sono costretti a gestire più di un istituto contemporaneamente

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I numeri parlano chiaro: nella sola provincia di Bari sono 17 i dirigenti con almeno due istituti da dirigere, stesso numero nel foggiano. In provincia di Lecce invece sono 11, nove nel brindisino e otto a Taranto e provincia.

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“Il motivo di questo fenomeno è duplice – spiega Trifiletti -. In primis bisogna ammettere che a causa dei pensionamenti i presidi nella nostra Regione sono pochi, nettamente meno rispetto agli istituti sul territorio. E a causa di questa carenza si vocifera che il Ministero stia preparando per l’autunno un concorso volto ad affrontare il problema. Poi bisogna ricordarsi che per gli istituti più piccoli, ovvero quelli con meno di 900 alunni iscritti, la legge impone che non ci sia un preside dedicato. Ecco perché qualcuno dei dirigenti è costretto a fare gli straordinari”. Un problema che potrebbe però essere peggiore, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno. “In fondo – conclude Trifiletti -, la situazione non è così drammatica: in altre regioni ci sono presidi che arrivano a dirigere anche tre istituti”.


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