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Scuole a pezzi, diritto all’istruzione mancato, pochi posti di lavoro in Puglia. Sono tante le battaglie che docenti e studenti sul territorio stanno portando e porteranno avanti in questo periodo. Vediamo nello specifico quali manifestazioni sono previste nel settore scuola per questo autunno di proteste.\r\n\r\nLe proteste dei docenti: “nastrini rossi” vs “nastrini bianchi”\r\n\r\nGià da prima dell’estate, quando l’algoritmo del Miur ha selezionato le destinazioni lavorative al centro e al nord Italia dei docenti pugliesi, sono stati tanti i malumori dei neoassunti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae). I “nastrini rossi”, così si sono definiti gli insegnanti, si sono visti così costretti a fare le valigie e, di punto in bianco, doversi trasferire a migliaia di chilometri da casa, spesso dovendo lasciare anche coniugi e figli. Il 75 per cento di loro è riuscito però a tornare grazie all’emendamento Puglisi alla legge sulla “Buona scuola”, che però ha durata solo di un anno, con il rischio quindi che già dalla prossima estate il balletto dei trasferimenti ricominci.\r\n\r\nEcco quindi che nelle scorse settimane i docenti neoassunti hanno organizzato una serie di sit – in di protesta sotto i “palazzi del potere”, tra cui quello del Consiglio regionale e dell’Ufficio scolastico regionale. Grazie anche al supporto di Alfonso Pisicchio, consigliere regionale e presidente della commissione Cultura, hanno ottenuto la scorsa settimana un incontro con alcuni parlamentari pugliesi, che hanno promesso loro di sostenerli in questa battaglia. “Per il momento non abbiamo in programma nuove proteste – ha spiegato Francesca Marsico del coordinamento nastrini rossi pugliesi -. Attendiamo di vedere se ci saranno risposte dal Miur su questa nostra deportazione. Ci diamo come tempo massimo gennaio, quando uscirà la Legge di stabilità, per capire se si trovano i fondi per lasciarci lavorare in Puglia. I posti ci sono basta vedere che per i posti in deroga di sostegno, sono andate a pescare persone dalla terza fascia delle Gae”.\r\n\r\nDall’altra parte della barricata ci sono i docenti precari, che si fanno chiamare “nastrini bianchi”. Anche loro hanno protestato davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale pugliese a fine agosto, ottenendo un colloquio con l’assessore regionale alla Scuola Sebastiano Leo, perché, a loro dire, i docenti neoassunti erano troppo tutelati dalle istituzioni. Ai docenti precari è stata promessa una parte delle cosiddette “assegnazioni provvisorie”, ovvero i posti in deroga che ogni scuola ha a disposizione. E ora anche loro attendono di vedere se le promesse rimarranno parole oppure fatti concreti.\r\n\r\nLe proteste degli studenti\r\n\r\nSe i docenti pugliesi attendono il risultato delle proteste portate avanti finora, non sembrano voler fare lo stesso gli studenti sul territorio. “Abbiamo in programma una nuova manifestazione in tutta la Puglia il prossimo 29 ottobre”, spiega Davide Lavermicocca dell’Unione studenti Bari. Il tema delle proteste sarà la riforma costituzionale, che i ragazzi contestano perché “è antidemocratica e non permette ai cittadini di poter entrare nel merito nelle decisioni governative”.\r\n\r\nDopo il voto del referendum, previsto il 4 dicembre, l’Uds insieme agli universitari dell’associazione Link torneranno a protestare in piazza per le stesse problematiche già contestate durante la manifestazione nazionale dello scorso 7 ottobre: pochi fondi per il diritto allo studio, scuole che cadono a pezzi, sistema di trasporto inefficiente e il comodato d’uso dei libri. “Abbiamo aperto una consultazione via internet intitolata “Student revolution”, che si ripropone di scrivere lo statuto degli studenti vecchio di 20 anni. Ora se Comune, Miur e Regione Puglia non ci ascoltano torneremo a far sentire la nostra voce”, conclude Lavermicocca.


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