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La memoria dell’impegno civile passato per leggere gli attuali conflitti sociali. Alessio Viola, scrittore ed editorialista del Corriere del Mezzogiorno, non crede che ci sarà a Bari e in Italia un movimento di massa o popolare in grado di allargare il perimetro degli attuali diritti dei lavoratori e degli studenti. L’ultimo libro di Viola è “Fidati di me fratello”, romanzo per Aliberti.\r\n\r\nViola, l’autunno di Bari sarà caldo? \r\n\r\n“Non sarà caldo. La classe operaia è stata falcidiata strutturalmente e numericamente. E quel poco che è resta – vedi il caso Natuzzi – ha perso la forma mentis del conflitto di classe”.\r\n\r\nPerché?\r\n\r\n“E’ scomparsa la cultura dei diritti. Si è persa la memoria delle lotte contro le gabbie salariali. Quelle lotte generarono una coscienza di classe collettiva che portò i partiti ad approvare lo statuto dei lavoratori”.\r\n\r\nLo Statuto… Ma c’è ancora?\r\n\r\n“E’ stato distrutto senza alcun opposizione di piazza da parte dei lavoratori. In questo nefasto itinerario c’è stata la connivenza dei sindacati confederali, fin dall’accettazione delle compatibilità…”.\r\n\r\nI diritti sono stati “ristretti” da recenti provvedimenti governativi?\r\n\r\n“Non faccia il provocatore… La legge Fornero e lo Jobs Act non sono state osteggiate da manifestazioni popolari di piazza. Accanto a questo c’è stato lo smantellamento di tutto l’apparato produttivo e industriale italiano. La globalizzazione ha portato ad un genocidio degli operai e il capitalismo italiano è appassito e non ha proposto modelli innovativi”.\r\n\r\nBridgestone, Natuzzi, magistrati che si lamentano, pochissimi studenti in piazza…\r\n\r\n“Stia tranquillo. A dicembre ci sarà la tradizionale occupazione…”\r\n\r\nE’ scettico sull’impegno per nuove battaglie civili?\r\n\r\n“E’ scomparso il conflitto. Esiste in natura, ma non c’è la soggettività nella società. Chi è sfruttato, è illuso dall’utopia di diventare miliardario inventando una app surreale. Evento che capita a uno su un milione”.\r\n\r\nColpa dei partiti evaporati?\r\n\r\n“Sono venuti meno gli strumenti di organizzazione sociale e di interpretazione delle istanze popolari. Dai partiti a Confindustria…”.\r\n\r\nCom’era negli anni settanta “l’autunno caldo”?\r\n\r\n“Era il momento della formazione, studenti e operai si saldavano nelle piazze. Il Tg1 apriva con la rubrica degli scioperi… Le forme di lotta erano molto intense e forti. Lo statuto dei lavoratori fu ottenuto anche grazie a scioperi durissimi, picchettaggi, blocchi…”.\r\n\r\nFu un momento alfabatizzazione politica?\r\n\r\n“Per gli studenti fu un riconoscersi nelle rivendicazioni dei lavoratori, figli della guerra che sognavano un lavoro più umano e maggiori diritti”.\r\n\r\nC’è una vertenza simbolo nella Bari del 2016?\r\n\r\n“Ricordo le battaglie per le Fucina Meridionali, con occupazioni e tende in piazza… Adesso si accetta senza ribellarsi precariato, voucher, nuovi “schiavismi”, come è possibile immaginare che i giovani lavoratori possano conquistare diritti e garanzie per umanizzare il lavoro, se non hanno voglia di combattere?”.


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