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Qual è lo stato di salute della sanità pugliese? E’ certamente un settore in difficoltà dal punto di vista delle carenze strutturali e del numero di personale a disposizione, lo dicono numeri e statistiche. Nonostante l’ultimo studio della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa abbia registrato dei progressi, restano molte le criticità. Il ritardo nell’approvazione del piano di riordino ospedaliero da parte della Regione Puglia sta rallentando il percorso di rilancio, un piano che è stato bocciato da una parte della stessa maggioranza (“Noi a Sinistra) e che è criticato aspramente dai sindacati. Andiamo con ordine e partiamo proprio da analizzare cosa prevede il piano.

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La chiusura degli ospedali

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Secondo il piano approvato dalla giunta Emiliano ma “bocciato” dalla commissione regionale, il “Fallacara” di Triggiano e il Sarcone di Terlizzi saranno chiusi e riconvertiti. In particolare il Fallacara diventerà un centro risvegli, complessivamente sono 8 le strutture ospedaliere che chiuderanno in tutta la Puglia. Ecco l’elenco completo: San Camillo di Mesagne, Melli di San Pietro Vernotico, Umberto I di Fasano, San Marco di Grottaglie, ospedale Caduti di tutte le guerre di Canosa, San Nicola Pellegrino di Trani. Il piano prevede cinque ospedali principali, definiti di “secondo livello”: gli Ospedali Riuniti di Foggia, Policlinico di Bari, Santissima Annunziata di Taranto, Perrino di Brindisi, Vito Fazzi di Lecce; poi 11 strutture di “primo livello”: ospedale Masselli di San Severo, Tatarella di Cerignola, Bonomo di Andria, Dimiccoli di Barletta, Di Venere e San Paolo di Bari, ospedale della Murgia di Altamura ospedale civile di Castellaneta, Camberlingo di Francavilla Fontana, Sacro cuore di Gallipoli, Delli Ponti di Scorrano; infine 12 ospedali di “base”: ospedale civile di Manfredonia, Vittorio Emanuele di Bisceglie, Umberto I di Corato, Don Tonino Bello di Molfetta, San Giacomo di Monopoli, Santa Maria degli Angeli di Putignano, Ferrari di Casarano, San Giuseppe di Copertino, Santa Caterina di Galatina, ospedale civile di Ostuni, Giannuzzi di Manduria, Valle d’Itria di Martina Franca. Il numero di posti letto resta invariato, circa 13mila.

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Taglio anche dei punti di primo intervento

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Anche 24 dei 30 punti di primo intervento della Puglia sono destinati a sparire ed essere riconvertiti in semplici postazione del 118. Come sono stati scelti? Si tratta delle 24 strutture che sono al di sotto dei 6mila accessi all’anno. L’invito pressante dunque del ministero è quello di convertirli in postazione di 118 quanto prima.

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Spesa farmaceutica troppo alta

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Il ministero, lo scorso luglio, ha bacchettato la Puglia per la spesa farmaceutica troppo elevata. Ed in effetti l’ultimo rapporto Aifa è impietoso: la spesa farmaceutica territoriale è maggiore di 136 milioni di euro rispetto al tetto previsto dal ministero, arrivando a quota 687 milioni (il tetto prevede una spesa di 551 milioni). Discorso simile per la spesa farmaceutica ospedaliera che si scosta di 113 milioni e tocca quota 291 milioni di euro. In totale, tra ospedaliera e farmaceutica, lo scostamento assoluto è di 249 milioni di euro e la spesa complessiva si aggira sui 979 milioni, la quarta più alta in Italia dopo quelle di Campania, Lazio, Sicilia e Lombardia. L’eccesso della spesa farmaceutica è uno dei punti deboli della sanità pugliese. “Ciò che non è fisiologico – ha ammesso il presidente Michele Emiliano poco più di due mesi fa in commissione regionale – è la spesa farmaceutica e la modalità di prescrizione. L’analisi dei dati ricavati dal nostro sistema di informatizzazione della sanità, Edotto, ci consente di arrivare ai nomi dei medici che prescrivono in modo eccessivo. Su questo siamo in grado però di intervenire subito. Io chiamerò i medici, della cui buona fede assoluta io sono certo, e con loro vorrei stabilire una strategia. Sono certo che loro saranno i principali collaboratori”.

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Carenza di personale

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Ad oggi negli ospedali pugliesi mancano circa 9mila dipendenti, tra dirigenti medici, dirigenti sanitari, infermieri, tecnici sanitari, professionisti della riabilitazione, operatori socio sanitari e ausiliari. Un forte deficit nella pianta organica che non verrà risolto nemmeno dopo l’attuazione del piano di riordino e la chiusura di alcune strutture e reparti. Infatti, attualmente sono in servizio 21.670 lavoratori, il reale fabbisogno invece è di 30.302. Dopo i tagli, il fabbisogno negli ospedali resterà superiore al numero di dipendenti in servizio: stando ai calcoli della Regione Puglia, si passerà dai 30.302 lavoratori necessari oggi a 26.004 operatori. I calcoli sono semplici: rispetto ai 21.670 lavoratori disponibili, c’è un vuoto di quasi 5mila unità. Andando nel dettaglio, le figure che mancano maggiormente sono quelle del dirigente medico, dell’operatore socio sanitario e dell’ausiliario, invece, a sorpresa, con il riordino ospedaliero l’attuale numero di infermieri (12mila) sarà sufficiente al reale fabbisogno (11.143). Anche dopo il taglio degli ospedali e dei reparti, il sistema sanitario pugliese avrà bisogno ancora di quasi 1.500 medici, di quasi 3mila operatori socio sanitari e di circa 1.350 ausiliari.

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Il report Sant’Anna e la mobilità passiva

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Qualche buona notizia, nonostante tutto, arriva dal report della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. La Puglia, insieme alla Lombardia, è la regione che ha avuto il miglioramento più massiccio e cospicuo nell’ultimo anno nel settore sanità. La Puglia aderisce al network di cui fanno parte 13 regioni, una rete di condivisione interregionale che, attraverso 200 indicatori, analizza i risultati raggiunti nel corso dell’ultimo anno dal sistema sanitario regionale. Secondo lo studio migliora la rete di emergenza-urgenza, la telemedicina resta un fiore all’occhiello, mentre i punti di criticità riguardano l’elevato tasso di ospedalizzazione per scompenso cardiaco, i costi relativi alla spesa farmaceutica ospedaliera e il mancato coinvolgimento della popolazione negli screening delle principali patologie. Resta ancora alta anche la mobilità extraregionale, che costa ogni anno alla Puglia circa 200 milioni di euro.


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