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“La mafia pugliese? Si sta globalizzando”. Le parole del procuratore capo di Bari Giuseppe Volpe spiegano efficacemente il fitto intreccio di sodalizi criminali che si stanno venendo a creare sia sul territorio, ma anche nel resto d’Italia e, talvolta, in Europa. “È la prima volta che notiamo questa evoluzione dei clan sul territorio – spiega il procuratore – e credo sia un aspetto importante, figlio della globalizzazione”.\r\n\r\nEcco quindi che la mafia che conoscevano, quella che difende strenuamente il suo territorio e i suoi interessi, ora crea alleanze con altri clan. In nome di un solo obiettivo: il profitto. A spiegarlo è anche il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia a Bari, Pasquale Drago, a margine della conferenza stampa di questa mattina relativa all’ultima indagine dei carabinieri di Bari relativa ad un maxi giro di spaccio in tutte le province pugliesi. Si tratta solo dell’ultimo caso in cui i clan – in questo caso quello dei Fucci, attivo a Cerignola – cercano gregari su tutto il territorio pugliese, ma anche al di fuori: la droga veniva importata da Roma, Milano, Palermo e dall’Albania.\r\n\r\nUn’evoluzione dei meccanismi criminali che le forze dell’ordine stanno provando a contrastare. “La mafia si è aggiornata già da molto tempo – prosegue Drago – e noi abbiamo faticato molto a capire e soprattutto a provare questo cambiamento con emergenze processuali che siano utilizzabili in dibattimento”. Per il procuratore però i 22 arrestati effettuati la scorsa notte sono un primo passo importante per iniziare a debellare questo fenomeno. “Questo è stato un risultato importante – conclude – e abbiamo posto le basi per ottenerne altri a breve scadenza”.


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