Il 2015 è stato decisamente l’anno nero per i vaccini. Molte famiglie, troppe, hanno deciso di non sottoporre ai richiami vaccinali i loro bambini. Le ragioni – come ormai si sa – sono legate alla cattiva informazione rispetto alle conseguenze dei vaccini nei più piccoli. Internet ha fatto del suo e le opinioni scientifiche spesso si sono confuse con quelle personali. L’idea più diffusa è che ci sia una connessione tra somministrazione del vaccino contro il morbillo e lo sviluppo dell’autismo nei bambini di due anni.

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“Non siamo ancora in grado di esprimere un giudizio su quanto sta accadendo nell’anno in corso” – ha precisato Cinzia Germinario, direttore scientifico Osservatorio epidemiologico del Policlinico di Bari. “Sappiamo però – prosegue – che nel 2015 la copertura vaccinale – su tutto il territorio nazionale – è stata al limite della soglia di sicurezza. La Puglia è messa meglio di altre regioni, ma questa non ci tranquillizza affatto”.

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Proprio per questa ragione lo scorso anno sono partite campagne di sensibilizzazione firmate dal Ministero della salute oltre a informative più serrate per i pediatri che più di tutti hanno un contatto diretto con le famiglie e che hanno misura delle loro paure. I dati allarmanti del Ministero si riferiscono alle coperture vaccinali a 24 mesi d’età e riguardano la maggior parte delle immunizzazioni offerte gratuitamente: poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae b, morbillo, parotite e rosolia.

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“Tutti i vaccini ormai fanno paura – racconta la Germinario – più di tutti quello del morbillo (mprv). Molti pediatri consigliano di dividerlo in due dosi per evitare reazioni febbrili. L’importante però è farlo”. La conseguenza della “guerra ai vaccini” è il ritorno a malattia che erano praticamente scomparse. “Negli ultimi anni abbiamo visto il ritorno di casi di morbillo, parotite e ‘Haemophilus influenzae’ di tipo b”, conferma.

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“Le vaccinazioni – continua la Germinario – sono considerate fra le scoperte scientifiche più importanti per il genere umano, non possiamo buttare all’aria i successi raggiunti solo per una cattiva informazione”. “Scendere sotto le soglie minime significa – incalza la Germinario – perdere via via la protezione della popolazione e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate non siano riconosciute e trattate in tempo”.

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