Il pentimento di un boss mafioso storico di Bari come Antonio Di Cosola ha cambiato le strategie dei clan. Le cosche, infatti, preoccupate dalle rivelazioni del capo mafia ma soprattutto di un’escalation di nuovi collaboratori di giustizia, hanno deciso di mutare la propria organizzazione e strutturarsi, almeno per quanto riguarda le affiliazioni, in “compartimenti stagni simili alle cellule terroristiche”, riporta il giudice Francesco Agnino nell’ordinanza di custodia cautelare che, ieri 13 dicembre, ha portato all’arresto di 22 persone all’interno del clan Di Cosola.\r\n\r\nLe rivelazioni del pentito\r\n\r\nA rivelare l’importante novità è un pentito, Massimiliano Zingaropoli, che “ha riferito – scrive il gip – che dopo il pentimento di Antonio Di Cosola, al fine di neutralizzare gli effetti devastanti delle possibili collaborazioni con la giustizia, i membri del clan hanno recentemente deciso di fare ricorso, per le affiliazioni, ad una struttura a compartimenti stagni simile alle cellule terroristiche”. In sostanza, ogni luogotenente della cosca a cui è concesso fare nuove affiliazioni deve “contenere a tre il numero di affiliati”. Non solo: secondo quanto riferisce il pentito, i tre affiliati non devono conoscersi tra di loro, in modo che “se uno aveva il problema, l’altro non conosceva l’altro, cioè si bloccava il discorso per avere meno pentimenti. Nel senso che se uno se la cantava sull’altro – spiega il collaboratore di giustizia – l’altro non se la sarebbe cantata…”.\r\n\r\nI clan si armano\r\n\r\nLe fibrillazioni tra i clan e la guerra dichiarata alla cosca degli Strisciuglio, hanno portato la cosca Di Cosola ad armarsi sino ai denti. A raccontarlo è un alto pentito, Paolo Masciopinto che riferisce che “il gruppo aveva speso 150mila euro per l’acquisto di 3 bazooka, bombe a mano, fucili automatici d’assalto e fucili a pompa”, oltre a munizioni e pistole.

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