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Dopo uno iato cinematografico che sembra durato millenni, Tim Burton torna nei familiari suburbs, luogo di nascita suo e di Edward mani di forbice, per il suo nuovo film Miss Peregrine – la casa dei ragazzi speciali.\r\n\r\n\r\n

Come in Big Fish, il film prende le mosse dalle fantastiche narrazioni di un avventuriere in pensione, Abraham “Abe” Portman. Abe racconta al giovane nipote Jake (Asa Butterfield) le avventure vissute a cavallo con la seconda guerra mondiale. I suoi racconti, però, non hanno niente a che vedere con la guerra e il nazismo ma sono le stravaganti e incredibili vicissitudini di un ragazzino dotato che ha speso la sua infanzia in una casa per ragazzini altrettanto speciali. Questo passato, che in principio sembra solo il delirio senile di un signore attempato, tornerà presto a tormentare Jake nel momento in cui il nonno muore in circostanze misteriose. Il ragazzino, dotato dello stesso spirito di Abe, si avventurerà a sua volta in un viaggio oltreoceano per scoprire la verità sull’infanzia e sui talenti del nonno.

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Una volta arrivato nell’isola che ospita la famosa casa per ragazzi speciali, Jake si imbatterà nei suoi peculiari abitanti, la stessa identica ciurma disordinata di ragazzini che aveva conosciuto suo nonno, con gli stessi poteri che lui gli aveva descritto: dall’invisibilità al controllo degli elementi, terra, aria e fuoco. Capeggiati dall’istitutrice Miss Peregrine (Eva Green) i bambini non sono invecchiati di un anno e si nascondono in un ‘loop’, una grinza dello spazio tempo, nel 1943, apparentemente al sicuro da essere malefici messi sulle loro tracce decenni prima. Avvertita da Jake della tragica morte di Abe, Miss Peregrine comincia però presto a sospettare che forze malefiche siano vicine a scovare i bambini speciali e si decide a spostare il nido.

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Jake, che non condivide con il nonno solo la passione per l’avventura ma anche lo stesso gusto in fatto di donne, non si fa ripetere due volte l’invito a seguire i bambini e rincorrendo le sottane della più bionda ed eterea di loro (Emma Bloom è a metà tra l’Alice di Burton e la dolce Sandra K. Bloom di Big Fish, con cui divide anche il cognome, non solo il vestiario), si ritroverà invischiato in una prevedibilissima lotta tra il bene e il male.

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Visto il setting, (almeno in parte) familiare, e le coincidenze stilistiche, sarebbe bello dire che l’autore è tornato a casa dopo anni di deviazioni dalla sua creazioni più riuscite, ma purtroppo non sembra essere così. Miss Peregrine e i suoi ragazzi speciali sembrano, infatti, una declinazione non troppo orginale degli X-Men (First class) in cui gli estremi, in questo caso l’amore immortale, trionfano, senza mezze misure. Per quanto lo script sia confacente alla poetica di Burton, l’esecuzione è il tiepido e banale ritratto di un coming of age magico, condito da un’estetica trita: insomma non è, evidentemente, Harry Potter. L’universo di Miss peregrine e dei suoi bambini, peculiari ma poco carismatici, è in fondo, imprestato dal romanzo per young adults di Ransom Riggs e forse, complice la sua caratura originale, non riesce mai ad essere cupo e dolente come potrebbe, ma nemmeno avventuroso e avvincente come dovrebbe. Il villain, in particolare, un sotto-sfrutatto Samuel Jackson, non riesce ad essere oscuro nemmeno nei momenti salienti, ma anzi caricaturale e quasi disinteressato al suo malefico piano.

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Miss Peregrine, d’altrocanto, è una protagonista che per quanto affascinante, risulta, preponderantemente assente dalla pellicola. La bellissima Eva Green è alla sua seconda collaborazione con il regista ed ormai a tutti gli effetti una delle sue muse. Dopo la (ex) moglie Eva Bonham Carter e il figlioccio Johnny Depp, Tim Burton sembra, infatti, deciso a rovinare anche la reputazione della Green riducendola ad una copia macchiettistica di sè stessa.

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Infine, menzione d’onore per l’unica parte davvero credibile e terribilmente familiare del film: l’arco narrativo destinato ad Enoch, personaggio secondario ma vero pilastro dello stile quirky e gotico dell’autore. Il ragazzino ha per talento quello di infondere nuova vita ai fantocci mostruosi di sua invenzione (fantocci che sembrano disegnati da un Burton d’altri tempi). Un’impresa grottescamente romantica, che, purtroppo, al suo regista sembra non riuscire più’.

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