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Dopo poco più di 1 anno dall’avvio dell’inchiesta promossa dall’ex premier Matteo Renzi, l’indagine ha dato i suoi frutti, almeno in termini di dati diffusi.

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L’apertura di stamane del quotidiano “La Verità” ha reso noto –a fronte del parere positivo di ieri del Garante della Privacy- la lista dei maggiori debitori delle banche che nel corso degli anni appena trascorsi, hanno visto il crack molto vicino. E’ utile ricordare che, senza l’intervento dello Stato, alcune di queste banche avrebbero visto il tracollo definitivo, proprio a causa delle grandi sofferenze registrate in virtù dei milioni di euro “prestati” e mai restituiti da questi grandi gruppi industriali.

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La richiesta posta al Garante, prevedeva la pubblicazione dei nomi delle società dei maggiori creditori dalla prima posizione fino alla centesima. “La Verità” ne ha resi noti alcuni, si potrebbe dire quelli di maggior rilevanza sul panorama nazionale, ma non si esclude che nei giorni a seguire possano essere pubblicati anche gli altri.

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Monte dei Paschi di Siena (8.8 miliardi di aumento di capitali richiesti dalla BCE, di cui 6.6 verranno messi dallo Stato italiano)

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Sorgenia, gruppo Cir Spa, a cui la banca ha prestato circa 600 milioni di euro;

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Btp, gruppo di costruttori fiorentini, destinatari di un prestito di 200 milioni che, stando a quanto riportato, risulterebbero spariti nel nulla;

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Holding Marcegaglia steel, a cui un pool di banche (Montepaschi, Unicredit, Intesa le principali) nel 2016, ha garantito prestiti per 492,5 milioni di euro;

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Al Gruppo Sole 24 ore altri prestiti per milioni di euro;

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Popolare di Vicenza (perdite per 6,5 miliardi e 17 miliardi lordi di sofferenze)

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Le società di Alfio Marchini nel 2014 hanno ottenuto prestiti per 76 milioni di euro;

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Gruppo Fusillo, che oltre all’esposizione per 120 milioni con la Banca Popolare di Bari, ha ricevuto altri 50 milioni dalla Pop. Vicenza;

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Gruppo Degennaro, 27.5 milioni di euro erogati dall’istituto di credito;

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Veneto Banca (perdite per 5 miliardi di euro)

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Acqua Marcia (Caltagirone), 50 milioni di euro;

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Gruppo Boscolo (imprenditori veneziani), 50 milioni di euro su un debito complessivo di 400 milioni;

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Società dell’on. Denis Verdini, 7.2 milioni di euro;

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Popolare Etruria (crediti deteriorati per 3 miliardi e capitale di soli 800 milioni)

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Gruppo Bellavista Caltagirone, 97 milioni di euro;

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Sorgenia, altri 9 milioni di euro;

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Finanziaria Italia, 16 milioni;

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Banca delle Marche (1.5 miliardi di perdite)

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Gruppo Lanari, 200 milioni di euro;

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Gruppo Santarelli, 110 milioni di euro;

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Gruppo Minardi, 130 milioni di euro;

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Vivai Ciccolella, 80 milioni di euro;

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Unicredit (aumento di capitale per 17 miliardi)

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Ha consentito un’esposizione al gruppo RCS di 54,4 milioni di euro;

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Alitalia, 20 milioni di euro;

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Sorgenia, 98 milioni di euro (a marzo 2015);

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Gruppo Zunino, 266 milioni di euro;

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Non resta che contare i danni e attendere le ulteriori integrazioni a questa lista, per ora ai più avvezzi a questo tipo di informazioni, non resta che prenderne atto e considerare che, tanto tuonò che piovve, anche in Puglia.


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