In un momento critico come quello che l’Italia sta vivendo in questi giorni, tra i tanti soccorritori ci sono alcuni angeli che in questi drammatici scenari prestano il loro aiuto. Sono le unità cinofile, i cani che con il loro prezioso aiuto collaborano anche in circostanze estreme. Borderline24 ha intervistato Donato Castellano, presidente della scuola Cani Salvataggio Nautico Onlus 2011.

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Come nasce un cane da salvataggio e come si insegna ad un cane a prestare soccorso?

Molte persone pensano che avere un cane che entra in acqua, magari riporta a riva una pallina lanciata dal padrone, sia sufficiente per dire che si ha un cane da salvataggio. Non è per niente vero. Un cane da salvataggio in mare è un cane che segue un meticoloso percorso di addestramento con il proprio padrone o conduttore, un percorso di obbedienza con esercizi di educazione di base. Un cane da salvataggio è un cane che sulla spiaggia non deve arrecare disturbo ai bagnanti, deve poter camminare al fianco del proprio padrone anche senza guinzaglio. Durante l’addestramento a terra, vengono svolti diversi esercizi che successivamente verranno eseguiti anche in acqua, nessuna costrizione, puro divertimento, un cane che si diverte è un cane che apprende.

Quali caratteristiche deve avere e quali differenze ci sono tra cani da valanga e cani da salvataggio in mare?

Le caratteristiche principali che deve avere un buon cane da salvataggio in mare sono le seguenti: buone doti acquatiche, ottimo rapporto con il proprio padrone e un peso non inferiore ai 25kg. Ci sono dei cani maggiormente predisposti al salvataggio o che vengono impiegati per le loro doti acquatiche e sono i Golden, i Labrador e i Terranova. In questo momento stiamo lavorando anche con meticci di grossa taglia e con qualche pastore tedesco che sono veramente bravi in acqua. I cani da valanga, sono cani di una taglia più piccola, in alcuni casi vengono addestrati anche i Jack Russel, considerati cani da lavoro, che utilizzano molto l’olfatto e l’udito per cercare di trovare persone sotto le macerie.

Come riconoscere se il nostro cane può entrare a far parte di un gruppo (branco) dei soccorsi?

Il cane nace come cane. Non esiste un cane predisposto, lo diventa se il padrone per primo ha voglia di intraprendere questo percorso. Se inoltre il cane ha anche caratteristiche fisiche e caratteriali ideali, allora può divenire un ottimo cane da salvataggio. In questo momento, avere un cane che possa essere utile agli altri, un cane facile da addestrare a qualsiasi forma di salvataggio è una cosa bellissima, bisogna lavorare intensamente, premiare il cane ogni volta che svolge l’esercizio richiesto.

Quanto tempo si trascorre assieme al proprio cane perché si crei un certo tipo di legame?

Sarebbe l’ideale avere un cane da soccorso che viva 24 ore con il proprio conduttore. Un buon cane da salvataggio è un cane che si fida ciecamente del suo padrone, che lo segue in ogni situazione e nel caso dei cani da salvataggio in mare che entri in acqua in qualsiasi condizione meteo marina.

Cosa può fare il cane soccorritore in più rispetto ad un umano?

Un cane da soccorso è un grande aiuto all’umano. Loro (nel caso dei cani da ricerca) sfruttano al meglio i loro sensi, basti pensare anche ai cani molecolari che riescono a seguire le tracce delle persone disperse a notevoli distanze. Nel caso dei nostri cani, quelli impiegati sulla spiaggia di Pane e Pomodoro per il soccorso in mare, sono “angeli pelosi”.  Le persone salvate rimangono sorprese dalle capacità e dalla professionalità dei loro soccorritori a quattro zampe e soprattutto nei casi di salvataggio di bambini, la presenza del cane contribuisce anche a minimizzare il trauma subito.

La vita da soccorritore e quindi il loro lavoro usurante accorcia le aspettative di vita dei nostri amici a quattro zampe?

La nostra associazione ha al proprio interno ben 10 unità cinofile, abbiamo preferito cautelare dal servizio operativo Grace, unità cinofila anziana, ha 8 anni, ben 3 salvataggi effettuati, per la prossima estate verrà impiegata in dimostrazioni e manifestazioni, e poche volte per il servizio operativo, questo perché l’attività in spiaggia è molto impegnativa. Noi siamo presenti per tutti i week end da metà giugno a metà settembre, con temperature a volte molto alte, cerchiamo comunque di cautelare sempre il cane e vigilare sul suo benessere.

Come vivi il fatto che il cane non scelga di divenire un soccorritore?

Il cane sceglie di seguire il padrone. Svolge qualsiasi tipo di attività se presentata come un gioco e la sua ricompensa è una pallina o fare ciò che il padrone chiede. Se si chiede al cane di svolgere esercizi dal punto di vista del gioco e lui ci segue, vuol dire che si sta divertendo. In caso contrario o  non apprezza i metodi -che probabilmente sono coercitivi- o è chiesto in maniera sbagliata, o non si sta divertendo.

Io ho la fortuna che i miei cani, le mie unità cinofile con cui mi sono brevettato, erano pazzi di starmi accanto, non vedevano l’ora di arrivare in spiaggia per divertirsi in acqua. Questa mia facilità nel rapportarmi con gli animali mi ha consentito di trasmettere la voglia di essere volontari e soccorritori ai tanti soci che si sono avvicinati alla nostra associazione. Abbiamo ad oggi un numero considerevole di nuove persone che si sono iscritte all’associazione persone che nel futuro diventeranno Unità Cinofile da soccorso in mare e che renderanno sempre più grande la Scuola Cani salvataggio Nautico.

Il ricordo più bello? 

Era il 2013, primo anno in cui l’associazione era stata richiesta dal Comune di Bari con due unità cinofile su Pane e Pomodoro e due a Torre Quetta. Era una domenica pomeriggio, 18:30 circa, e il servizio di salvataggio a disposizione del Comune con i bagnini era terminato. In quel momento eravamo solo noi a offrire questo salvataggio e proprio quel pomeriggio due donne extracomunitarie stavano annegando. Le donne, per motivi religiosi, non indossavano indumenti leggeri, quali i nostri costumi da bagno, così i vestiti bagnati le fecero andare giù. Le salvammo entrambe. Mi buttai in acqua insieme al mio cane: arrivammo alla prima donna che attaccai a Grace e alla quale diedi il segnale di seguirmi. Così ci dirigemmo verso la seconda donna che misi in sicurezza attaccando anche lei all’angelo peloso e tornammo a riva. Nel frattempo la spiaggia aveva allertato i soccorsi così arrivati sul bagnasciuga consegnai le donne al 118.

Un altro bel momento accadde una domenica mattina. Un uomo di 40 anni faceva il bagno con suo figlio e il bimbo cominciò a piangere vedendo il padre annegare. Lo riportammo a riva con l’aiuto dei nostri cani e, dopo la rianimazione cardio polmonare e dopo aver tranquillizzato il bambino, offrimmo la colazione a tutti.

Come vivete la situazione che sta accadendo in questi giorni?

La nostra associazione dal 22 dicembre 2016 è iscritta al registro regionale della Protezione Civile. Abbiamo sentito parlare male della Protezione Civile e questo ci ha deluso perché vediamo questo schieramento massiccio di volontari che svolgono il loro servizio gratuitamente e sentir parlar male di loro fa male. Capisco il dramma delle persone dovuto all’accanimento della natura, però la realtà è che ci vuole molta prevenzione. I volontari stanno onestamente facendo miracoli. I soccorritori dell’albergo hanno camminato 6 ore nella neve per poter arrivare…non si può chiedere di più.

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