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Poca trasparenza, un’applicazione “fantasiosa” della legge e un eccessivo potere nelle mani dei presidi. Questo è il risultato dell’indagine sulle scuole di Bari e provincia della Flc Cgil Bari sull’assegnazione dei bonus monetari ai docenti, una delle novità della cosiddetta “Buona scuola”. Tra le problematicità individuate, la mancata pubblicazione  – nel 55 per cento dei casi – delle procedure con cui sono stati individuati i docenti da premiare. In sostanza, le scuole non hanno voluto fornire gli strumenti per comprendere come il processo di valutazione è avvenuto, mancando di trasparenza.

Chi decide a chi assegnare i premi?

Il comitato che decide a quali professori saranno assegnati i premi è composto, di norma, dal dirigente scolastico, tre docenti, due genitori (o un genitore e uno studente) e un esterno nominato dall’ufficio scolastico regionale: una composizione che dovrebbe garantire la partecipazione di tutte le componenti della vita scolastica e il massimo ventaglio di punti di vista. In alcuni casi, però, i dirigenti scolastici hanno dato un’interpretazione personale alla normativa. “Al comitato di valutazione – scrive un preside nella premessa ai criteri di valutazione – non compete deliberare sugli strumenti per l’individuazione (…). Pertanto. le attività che d’ora in avanti saranno poste in essere, rientrano nella sola competenza del Dirigente scolastico”. “La valutazione qualitativa – aggiunge un altro dirigente scolastico  – non può prescindere da un ineliminabile margine di apprezzamento soggettivo e olistico di una prestazione complessa”. Un altro ancora arriva a dichiarare:”Il comitato non ha il compito di definire i punteggi”.

Quali sono i criteri di assegnazione del bonus?

Nella legge 107 del 2015, che definisce modi e soggetti dell’assegnazione dei bonus, sono indicate tre aree a cui il comitato di valutazione deve attenersi nel giudizio. Si inizia dalla qualità dell’assegnamento, per poi considerare i risultati sulla preparazione degli studenti e l’eventuale ruolo di coordinamento e organizzazione del docente all’interno dell’istituto. Per quantificare i meriti basati su questi tre criteri, il 69 per cento dei requisiti sono documentabili, ovvero dedotti su certificazioni, attestati, programmazioni; il 18 per cento si basa su criteri soggettivi, come l’osservazione del lavoro dei professori e alcuni questionari di valutazione da parte di studenti e genitori o, addirittura, di autovalutazione. Tra i criteri documentabili, tuttavia, figura anche il numero di assenze dei docenti: questo dato va a penalizzare tutti quelli che – per malattia, gravidanza o congedo familiare – hanno dovuto accumulare diverse assenze nel corso dell’anno.

Le buone pratiche

Il quadro descritto dal sindacato restituisce – tuttavia – anche alcuni casi di “buone pratiche”. Anche se in numero limitato, alcuni istituti hanno deciso di distribuire i bonus in maniera generalizzata su tutto il corpo insegnante. Altri ancora, hanno devoluto i premi agli alunni attraverso borse di studio, sussidi didattici e l’acquisto di nuovi volumi per le biblioteche.


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