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Angela Pailang e Jonas Sajagon sorridono soddisfatti, la loro battaglia è vinta. Presentata stamattina in conferenza stampa, la storica sentenza del Tribunale di Bari, che ha decretato la cittadinanza italiana dei due ragazzi filippini, nati ventidue anni fa a Modugno da genitori – allora – clandestini.

Anche loro senza permesso di soggiorno durante i primi mesi di vita, Angela e Jonas – appena maggiorenni – hanno richiesto il 5 maggio 2014 la cittadinanza italiana, così come prevede la norma sull’integrazione del febbraio 1992 (91 art.4 comma 2). Di fronte al rifiuto dell’amministrazione, le famiglie dei ragazzi si sono rivolte alla Cgil, che li ha affiancati nel ricorso depositato il 25 luglio 2014, da cui è partito un percorso giuridico terminato solo pochi giorni fa, il 24 febbraio 2017.

“La sentenza del tribunale di Bari – spiega il segretario generale della Cgil Bari, Gigia Bucci – è un’evoluzione positiva della giurisprudenza, che inizia a ragionare in termini di integrazione. Bisogna che si capisca, però, che la cittadinanza per i maggiorenni cresciuti in Italia non è una concessione, ma un diritto”.

“Si è trattato di far rispettare la norma del 2013, che evita di far ricadere sui ragazzi le inadempienze dei genitori – aggiunge Rezarta Celiku, responsabile del settore immigrazione della Cgil Bari – e di formalizzare un senso di appartenenza allo Stato che i ragazzi vivono quotidianamente. Ringraziamo per questo l’avvocato Tiziana Sangiovanni, che ha seguito in maniera eccellente il caso”.

Entrambi figli di collaboratrici domestiche, i ragazzi sono cresciuti tra Modugno e Bari, dove sono stati accolti “come nipoti” dalle famiglie italiane dove lavorano le rispettive madri. A Bari hanno frequentato le scuole: le elementari alla Balilla, le medie alla Imbriani e poi le  superiori, Angela al Santarella e Jonas al Panetti. Oggi, Angela è una studentessa all’Accademia di belle arti di Bari, con il sogno della moda e Jonas, dopo aver coltivato il suo talento per l’hip hop, lavora in uno dei più conosciuti ristoranti di Sushi della città.

“Perché in Italia il processo di integrazione è così lento? – si domanda Angela – io mi sento Italiana a tutti gli effetti, nelle Filippine ci sono andata poche volte in tutta la mia vita”. “I nostri genitori sono stati molto contenti della sentenza – aggiungono entrambi i ragazzi – anzi, ci hanno molto supportato nella battaglia legale”. “Ora finalmente posso partecipare alla vita politica italiana – conclude Angela – posso andare a votare”.


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