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Un sorriso smagliante e due occhi limpidi. Germana Giordano, barese di nascita e newyorkese di adozione, è il ritratto della positività, dell’energia e della determinazione. La sua, è la storia di una brillante carriera – è l’unico avvocato penalista italiano a New York – iniziata “un po’ per gioco”, ormai quasi vent’anni fa, durante un viaggio studio negli States, all’Università della California.
“Era la mia prima estate a Los Angeles – racconta Germana Giordano – ed ero in America con delle mie amiche. Il mio professore di Procedura penale mi aveva da poco approvato una tesi comparata sui “Riti speciali ed il Plea bargaining americano” come alternative al processo penale nei due sistemi. Mentre io e le mie amiche guidavamo nelle vicinanze di Bel Air, ci infilammo nel campus dell’Università della California (Ucla): A quel punto capii che il mondo americano era il mondo delle opportunità. Senza un’ammissione formale alla School of Law ci siamo imbattute in un percorso di ricerca improvvisato. Non avrei mai immaginato che il Plea Bargaining Americano sarebbe un giorno diventato il mio pane quotidiano. Della Ucla mi attraeva il rapporto informale con i professori e la possibilità di farsi strada”.

Com’è la sua vita in America?

La mia vita è a New York, una realtà a sé. Mi ritengo super privilegiata, dopo vent’anni è ancora surreale: mi sembra di vivere su un set di un film di avventura cominciato a gennaio del 1998. La mattina mi sveglio con tantissima energia per affrontare una città che di carica ne richiede tanta. Mi piace poter avere dieci personalità diverse nel corso della stessa giornata, a New York puoi essere chi vuoi. La varietà umana che c’è qui ti rende libera, non c’è il conformismo che in Italia un po’ mi soffocava. Ogni giorno mi sveglio sapendo che qualcosa di sorprendente e di diverso accadrà.

Che percorso di studi l’ha portata a New York?

Mi sono laureata in Italia in giurisprudenza, fortunatamente con 110 e lode. Dopo aver discusso la mia tesi sperimentale, ho frequentato dei corsi intensi di inglese alla New York University, anche se – in realtà – l’inglese l’ho imparato a Bari. Ho avuto il privilegio di poterlo studiare con il mio storico professore e mentor Giuseppe Ursillo, che ringrazio ogni giorno della mia vita: lui mi ha dato le basi e la vera conoscenza della lingua. I corsi fatti in America mi hanno aiutato nella transazione tra le due università. Ho completato un master (LLM) in proprietà intellettuale alla “Benjamin N. Cardozo School of Law”. Volevo fare diritto all’immagine (“entertainment lawyer”), ma il mio cuore mi ha portato tra le aule dei tribunali penali e federali, dopo di che ho fatto gli esami di abilitazione a New York con cui sono stata ammessa a praticare legge sia a livello statale che federale.

Cosa consiglia a chi vuole fare un’esperienza simile alla sua?

Di farla senza paura. Io dico a tutti i ragazzi che mi scrivono che c’è solo un piano A: il tuo sogno. Per me non è stato difficile perché ho avuto il totale supporto della mia famiglia che mi ha reso questo sogno possibile.

Cosa è cambiato per gli stranieri in America dall’insediamento di Trump?

Professionalmente? La possibilità di ottenere visti di studio e lavorativi. Era già complicato ottenerli, ora sta diventando quasi impossibile!


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