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Da piazza Umberto al molo San Nicola: a Bari aumentano le piazze di spaccio ma non solo quelle “fisiche”. Sì sta pian piano facendo avanti la consegna “take away” che ha affiancato stabilmente le piazze dello spaccio delle sostanze stupefacenti. Come narrato nella puntata finale della prima stagione di Gomorra, è la tipologia di smercio delle droghe leggere che si è diffusa maggiormente negli ultimi anni per delocalizzare la compravendita dai quartieri già noti alle forze dell’ordine (in particolare San Paolo, Bari Vecchia, Japigia, Libertà).

Appuntamento su whatsapp

Con un rapido messaggio su whatsApp si stabilisce un punto d’incontro in una zona poco monitorata, solitamente residenziale, in prossimità della stazione centrale o in qualche caffetteria prospiciente al murattiano. Nella chat si definisce la disponibilità e l’orario dell’appuntamento. E’ lo spacciatore d’asporto a raggiungere direttamente in scooter il consumatore, spesso con a bordo una donna. Nel tentativo di eludere i presidi di carabinieri e polizia che attraverso posti di blocco e telecamere a circuito chiuso hanno messo sotto stretta sorveglianza lo spaccio nei luoghi di ritrovo della movida barese (piazza Diaz, piazza Umberto, molo S. Nicola). La fase dello scambio di soldi e droga dura pochi secondi. Il quantitativo viene prestabilito in modo da permettere allo spacciatore di girare per strada con numero di dosi limitato. Il grosso della merce è nascosto in punti strategici della città (all’interno di cabine telefoniche, colonne dei contatori elettrici, citofoni esterni). Il contatto del pusher da un primo gruppo di persone si diffonde rapidamente attraverso il passaparola dei consumatori.

“Fidelizzazione e marketing”

E in alcuni casi si attiva un vero e proprio rapporto di fiducia e fidelizzazione nel segno del marketing: messaggi periodici con aggiornamenti sulle novità disponibili e proposte di sconti nei periodi festivi. Il profilo dello spacciatore d’asporto è diversificato: può essere uno studente “amico di amici” che lavora in proprio e che autoproduce marijuana in casa. Oppure un “soldato” legato direttamente alla malavita organizzata e al sistema mafioso che riesce a far giungere in città i carichi di droga che poi vengono distribuiti al dettaglio.


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1 COMMENTO

  1. Ma invece di continuare la Cacci alle streghe per la cannabis perché stato, politici, forze dell’ordine e chi altro vuol giocare non si mette con la testa per trovare un modo per inculcare nelle persone il senso del giusto? Far capire che cocaina o altre droghe chimiche fanno male alla salute, che non bisogna prendere marijuana dai neri perché ti avvelena per quello che c’è dentro. Bisogna aiutare il cittadino nel vero senso della parola, facendolo crescere mentalmente anche il più gretto.

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