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Dalla famiglia reale alla “regina dei selfie”, Kim Kardashian, da Donald Trump a Winston Churchill: la moda del selfie ha contagiato davvero tutti. La mostra alla Saatchi Gallery di Londra, “From selfie to self expression” – aperta dal 31 marzo al 30 maggio 2017 – è un viaggio nell’autorappresentazione dell’essere umano, tramite il mezzo attualmente più diffuso, la fotografia digitale, e non solo. L’evento è sponsorizzato dalla multinazionale cinese della telefonia mobile, Huawei, e prevede anche delle sezioni interattive, in cui il pubblico ha la possibilità di diventare istantaneamente oggetto dell’esibizione, semplicemente scattandosi un autoritratto.

Dal sito della Saachy Gallery. In senso orario: Rembrandt, "Autoritratto", Juno Calypso "The Honeymoon Suite", Benedict Cumberbatch salta dietro gli U2 durante la cerimonia degli Oscar, Cindy Sherman Untitled Film Still #21
Dal sito della Saachy Gallery. In senso orario: Rembrandt, “Autoritratto”, Juno Calypso “The Honeymoon Suite”, Benedict Cumberbatch salta dietro gli U2 durante la cerimonia degli Oscar, Cindy Sherman Untitled Film Still #21

Oltre agli scatti più famosi della pop culture degli ultimi anni, tra cui il photobombing di Benedict Cumberbatch durante l’86esima cerimonia degli Oscar a Los Angeles, il curatore (e direttore della galleria) Nigel Hurst ha sottoposto al pubblico alcuni selfie ante litteram. Si parte, infatti, dal presupposto che l’urgenza di registrare la propria immagine non sia legata solo al costume contemporaneo, ma che abbia caratterizzato gran parte della produzione storico-artistica. Non dimentichiamo la lunga schiera di autoritratti di Egon Schiele – giusto per citarne uno -, il famoso aneddoto dell’orecchio di Van Gogh, tagliato via – secondo alcuni – perché difficile da riprodurre nel quadro o, ancora, il passo del “Trattato sulla pittura” di Leonardo Da Vinci che spiega che, in fondo, ogni ritratto è anche un autoritratto. Eppure, qualcuno prontamente dirà: “Stiamo davvero paragonando i grandi autoritratti del passato alle migliaia di foto che circolano ogni giorno sui social network?”. L’accostamento scelto da Hurst è – in effetti – decisamente democratico e propone, più che una storia dell’immagine, il racconto dell’esigenza psicologica che ne è alla base.

Stephanie Barry Woods
Stephanie Barry Woods

Tutti a Londra, dunque, per leggere con occhio critico uno dei fenomeni più riconoscibili degli ultimi anni e imparare a contestualizzarlo: la prossima volta che vorrete scattarvi una foto, pensateci bene, potreste finire in una galleria d’arte.


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