“Oggi voglio parlare di felicità e dell’ingiustizia che non ci fa dormire la notte, quando vediamo che tutti hanno quello che noi non abbiamo”. Esordisce così il regista Pupi Avati, nella masterclass a lui dedicata al teatro Petruzzelli di Bari, durante la quarta giornata di Bif&st. Quella di stamattina, in effetti, più che una lezione di cinema è stata una lezione di vita, fatta da uno straordinario relatore, nella cui vita si sono avvicendate alcune delle personalità più amate del panorama italiano.

Pupi Avati e l’importanza dei sogni

“Si sogna a qualunque età – ha continuato il regista bolognese – ogni notte io preparo il discorso che farò quando sarò premiato agli Oscar: sarà il ringraziamento migliore di sempre”. “La spudoratezza del sogno ti protegge da ogni dolore – aggiunge – come insegna la mia storia, la storia di un ragazzo, né bello né simpatico, della provincia d’Italia, che amava tantissimo le belle ragazze, ma che finiva sempre con quelle brutte”.

Con gli occhi brillanti e la voce emozionata del ricordo, Avati ha raccontato il primo incontro con sua moglie, Nicole: “Era la ragazza più bella che avessi mai visto, un giorno ebbi l’occasione di accompagnarla a casa, ma non riuscii a dire praticamente nulla. Alla fine le strappai un bacio, dicendo che era il mio compleanno. Il nostro amore è iniziato con una menzogna, ma dura da 52 anni”. “Avere accanto la stessa persona per tutti questi anni mi ha mostrato la bellezza delle lunghe storie d’amore. Sicuramente ci sono state turbolenze, ma lei è diventata la depositaria di quello che sono, mi ha visto a tutte le temperature. La felicità è anche non essere solo: sono grato di aver coltivato un rapporto così lungo”.

pupi avati palco

Gli esordi da musicista e gli incontri con i (futuri) grandi

Dopo la bella parentesi personale, Avati ha raccontato i suoi esordi da jazzista. “Prima suonavamo solo per piacere alle ragazze, poi mi sono accorta che il jazz mi piaceva più di quanto mi piacesse la maggiori parte delle donne”. “Mi presentarono un ragazzino, piuttosto incapace, segnalandomi un suo concerto in via Paolo Fabbri, a Bologna . All’inizio pensai fosse solo un timido e goffo aspirante musicista, poi ci seguì in tournée e si rivelò per il talento straordinario che era. Era così bravo che stavo per buttarlo giù dalla Sagrada Familia, a Barcellona: e fu così Lucio Dalla mi fece abbandonare il clarinetto per sempre”.

Ironia, commozione anche nel ricordare i vecchi amici e le prime esperienze sul set: “Per il ruolo della protagonista femminile del mio secondo film, “Thomas e gli indemoniati”, avevo provinato 250 ragazze per cercare quella giusta. Una volta trovata, al momento di girare, mi si presenta sul set una sua amica, dicendo di essere mandata come sostituta”. “Mi arrabbiai moltissimo e la cacciai. Lei rimase tutto il giorno fuori dalla chiesa sconsacrata in cui stavamo girando, all’uscita le diedi la parte. Quella ragazzina era Mariangela Melato”.

Infine, un omaggio del regista è stato rivolto anche al maestro Federico Fellini e alle insicurezze dei suoi ultimi anni di vita, all’incontro con De Sica, che gli insegnò ad amare i sui attori e con Katia Ricciarelli, scelta per “La seconda notte di nozze” a causa del troppo vino di un pranzo romano e poi vincitrice di un Nastro d’argento.

Il ritorno al cinema di genere

Pupi Avati ha anche dato qualche anticipazione sul suo prossimo progetto, in cui tornerà alle atmosfere horror degli esordi. Il regista sta lavorando su un racconto, basato su un fatto di cronaca del 1951. Durante l’alluvione del Polesine, in provincia di Rovigo, la pioggia aveva eroso così tanto il terreno, da disseppellire e portare via le bare, dal cimitero al mare. Di quelle bare, solo due non furono più trovate: quelle di due fratelli, uno dei quali morto suicida. Avati indagherà su che fine hanno fatto i corpi dei due fratelli e cosa c’è dietro questa misteriosa coincidenza.


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