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Tutti su per Terra è il secondo album della giovane band torinese Eugenio in Via Di Gioia, che segue Lorenzo Federici, del 2014. Di questo nuovo disco, che mette al centro le contrapposizioni dell’uomo e dei nostri tempi, sono già usciti due singoli: Giovani Illuminati e Chiodo fisso. Il primo brano è anche il primo videoclip musicale italiano girato con la tecnica dell’hyperlapse (realizzato da Dario Calì sulla base di 42 mila foto), e ci parla del rapporto tra uomo e tecnologia; il secondo brano è invece accompagnato da un videoclip di animazione che narra in maniera poetica e cruda il rapporto tra umanità e natura. Dal disco nascerà anche un progetto crossmediale tra musica e scienza, in collaborazione con il giornalista scientifico Andrea Vico. Più in generale, la creatività (non solo musicale) non manca mai nei loro lavori, e lo scorso settembre gli Eugenio in Via Di Gioia erano anche giunti all’attenzione degli organi di stampa per il videogioco Pam-Man che ha affiancato il singolo Pam.

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Tornando a Tutti su per Terra, i brani che lo compongono partono dalla commistione tra il cantautorato della nostra tradizione e il recente nu-folk inglese e americano, ma è difficile collocare gli Eugenio in Via Di Gioia in un solo genere musicale. Molti hanno proposto paragoni lusinghieri, e la band si è già segnalata come possibile rivelazione, vincendo anche diversi premi. Insomma, sicuramente sentiremo parlare di loro.

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono originali già dal nome della band, formato a partire da quelli dei suoi componenti (eccezion fatta per quello del bassista, che è andato a dare il nome del loro primo album): Eugenio Cesaro (voce), Emanuele Via (tastiera), Paolo Di Gioia (batteria), Lorenzo Federici (basso).

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Come siete arrivati alla vostra attuale dimensione sonora?

Essendo un gruppo, la nostra dimensione musicale è l’incontro di quattro percorsi diversi. Inoltre i nostri trascorsi musicali sono distantissimi l’uno dall’altro (dal prog del tastierista al blues del batterista). Perciò collocarsi e restare diventa impossibile. Personalmente penso che ci si possa più facilmente collocare nel genere cantautorale, proprio perché la canzone si costruisce seguendo le esigenze del testo e a seconda delle atmosfere che intendiamo evocare ci muoviamo leggermente in una direzione piuttosto che in un’altra. Nel nostro ultimo lavoro Tutti su per Terra però abbiamo voluto dare una svolta a due aspetti della nostra musica: il folk di strada è stato arricchito dalla batteria e da molte percussioni, mentre la fisarmonica ha abbandonato il mondo della tradizione popolare per avvicinarsi ad atmosfere più introspettive e assumere il ruolo di “pad”.

Com’è cambiata la vostra vita in questi ultimi due anni?

Bellissima domanda! Innanzitutto è cambiato l’approccio e l’organizzazione, abbiamo avuto la fortuna di circondarci di persone oneste e volenterose che hanno dato una direzione alla nostra esuberanza. In termini di musica noi siamo sempre gli stessi bambini rumorosi che suonano il più possibile per strada. È difficile rendersene conto perché succede tutto in modo lineare e un gradino per volta, però proprio ieri mi è capitato su Facebook un post pubblicato “esattamente 2 anni fa” e sono rimasto sbalordito: siamo passati da localini piccolissimi a club belli grossi, perciò in termini di soddisfazione personale la nostra vita è mutata piacevolmente. Per il resto abbiamo ormai tutti finito l’università, quindi, come dice sempre papà, è giunta l’ora di trovare un lavoro vero.

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Come si conciliano musica e mondo digitale, per gli Eugenio in Via Di Gioia?

Il nostro rapporto con la tecnologia è come quello di un bambino nei confronti della cantina, ne siamo irrimediabilmente attratti ma ci fa paura pensare di inoltrarci troppo. Ogni volta che scopriamo una tecnica video interessante o troviamo degli sviluppi creativi che possano essere applicati alla nostra musica ne parliamo insieme e cerchiamo di capire se sia possibile riprodurli e farli nostri.
Allo stesso tempo siamo spaventati dall’effetto che troppa tecnologia possa avere sulle nostre vite. Il paradosso avviene quando l’oggetto non è più il mezzo con cui semplificarsi la vita, ma diviene il fine senza il quale siamo spacciati. Talvolta noi Eugenio in Via Di Gioia passiamo intere giornate davanti ai social network per divulgare canzoni e contenuti contro l’alienazione da tecnologia, perdendo di vista il motivo principale per cui facciamo musica, ovvero il contatto con le persone.

Perché è importante sostenere la scienza oggi? 

Perché di base io (Eugenio) ho sempre subito il fascino della scienza e della sua oggettività, che viene continuamente messa in dubbio dal progresso. E sì, anche dalle pseudoscienze, ma la cosa bella della scienza è che puntualmente riafferma le sue insindacabili verità, come un faro in mezzo al mare in tempesta. In genere i temi che trattiamo nascono da un conflitto interiore che sfocia in una catarsi personale. È come se cantare di qualcosa ci aiutasse a superare un problema. In questo caso i problemi sono solo più “terreni” di quelli che magari affrontano altri cantautori. Come magari avrete avuto modo di sentire, questo è un album meno leggero dei precedenti, il tono si fa a tratti più realista e aspro, altre volte amaramente allegro. Una naturale evoluzione dei nostri gusti e delle nostre ispirazioni che speriamo sia di gradimento.

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Che opinione hanno gli Eugenio in Via Di Gioia dei nostri tempi? 

Ovviamente tutto varia in base al contesto e al luogo di riferimento, ma dal mio punto di vista il mio tempo è pieno zeppo di opportunità. Poniamo che ci sia un ragazzo di Torino, un ragazzo che ami gli animali. Questo giovanotto ha di fronte a se un’università, diverse specializzazioni e almeno 10 mestieri riconosciuti attraverso i quali lavorare con gli animali. Se poi il tutto non è sufficiente e lui se la sente, può sempre decidere di andarsene in Africa a frequentare un corso sul campo o frequentare lo stesso corso su Skype, via Internet… I nostri tempi ci mettono di fronte a diverse opportunità, a diversi modi per poter valorizzare le nostre risorse: sta a noi saperle cogliere e sfruttare nel miglior modo possibile.


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