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“Una storia di caporalato tecnologico, questa volta con un lieto fine”, scrive in un comunicato la Slc Cgil di Bari. “Lo scorso 27 marzo è stato siglato un importante accordo tra la nostra organizzazione, supportata dalla Confederazione, e l’azienda di call center Cellulopoli S.r.l. di Terlizzi. Gli oltre 200 lavoratori sono passati da un contratto collettivo nazionale stipulato con Assocal e Ugl Terziario Nazionale (associazione non maggiormente rappresentativa), non conforme alla regolamentazione del settore, all’applicazione dell’accordo collettivo per le collaborazioni che fa riferimento al contratto collettivo nazionale delle telecomunicazioni”.

Un accordo che ha portato anche a un aumento dei salari. “Questi lavoratori – scrive ancora il sindacato – guadagnavano 450 euro lorde per 900 contatti utili (il contatto utile è quello che dura almeno 60 secondi). Ora il full time garantirà loro 1200 euro circa al mese
Si è parlato quindi di emersione del lavoro irregolare durante la conferenza stampa ospitata nella sede di Confindustria Bari-Bat, in via Amendola, dove sono stati illustrati i dettagli di questo accordo in vigore dal primo aprile 2017”.

Per il sindacato “si  tratta di una svolta epocale dal punto di vista salariale e della messa in sicurezza in materia di tutele. Il nuovo accordo, sotto tutti i punti di vista, è una conquista che valorizza anche l’aspetto professionale nonché la qualità e la dignità del lavoro che sono da sempre la ragione della nostra rappresentanza. Dal punto di vista economico – spiega ancora la Slc Cgil – la differenza è evidente: con il precedente accordo veniva riconosciuto il “cottimo” ovvero il pagamento a contatto, prescindendo pertanto dal timing del contatto, dall’analisi che il lavoratore svolge ad ogni contatto effettuato (come ad esempio la reportizzazione) e talvolta dal lavoro di back office al quale viene destinato il lavoratore. Il nuovo accordo prevede una retribuzione oraria che sarà crescente del 10 % ogni anno sino al 1 gennaio 2019 nel quale finalmente i lavoratori co.co.co potranno ricevere un salario pari a quello di un lavoratore subordinato come previsto dal CCNL di settore”.

Inoltre, “se in materia economica il passaggio è migliorativo per il lavoratore, in termini di tutele e welfare la differenza, con il precedente accordo collettivo, è ancor più netta. Il nuovo accordo prevede, infatti, per tutti collaboratori, la possibilità di godere delle prestazioni sanitarie integrative attraverso il “piano sanitario garanzia base”. Altro elemento in materia di tutela dei diritti dei lavoratori è la possibilità dei collaboratori di partecipazione alle assemblee sindacali: si tratta di una previsione che da piena attuazione all’articolo 39 e in linea con la proposta di legge di iniziativa popolare presentata dalla Cgil con la Carta dei diritti universali del lavoro- Nuovo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori, che estende diritti a chi non ne ha e li riscrive per tutti anche per la galassia dei lavoratori parasubordinati, veri o finti autonomi, dei professionisti e atipici, flessibili, precari, discontinui”.


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