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Servizio di emergenza in tilt, lamentele per presunti ritardi e proteste. Ogni giorno il 118, a Bari, è sommerso da telefonate di soccorso, si va dalle 1.200 alle 2.000 richieste quotidiane, ma di queste – in media – solamente un quinto rappresenta un’emergenza reale.

In sostanza, su mille telefonate che giungono sulle linee del 118 solo 200 necessiterebbero dell’intervento di un’ambulanza per un soccorso rapido e fatto da professionisti, le restanti 800 potrebbero essere gestite dai cittadini chiamando il proprio medico oppure recandosi in pronto soccorso da soli non essendoci un’urgenza e un pericolo di vita. Si chiamano in gergo “codici bianchi” e rappresentano un problema nella gestione del servizio di emergenza perché occupano e impegnano mezzi e soccorritori in interventi non urgenti. Questo comporta – in un periodo come quello estivo , quando malori e incidenti stradali aumentano – possibili ritardi e proteste rabbiose dei cittadini.

L’ultimo caso ieri mattina, in via Piave ad angolo con via Baracca: un anziano scivola mentre passeggia, cade e urta la testa perdendo i sensi. Immediatamente si crea un capannello, c’è chi compone il 118 e chiede l’intervento di un’ambulanza. Trascorrono i minuti, l’anziano resta sull’asfalto e – complice anche il gran caldo – non dà cenni di vita. L’attesa si prolunga e c’è chi chiama ancora il 118 lamentandosi. Alla fine l’ambulanza arriva e i soccorritori prendono subito in consegna l’uomo, mettendolo sulla barella e poi all’interno del mezzo. Il tutto tra gli improperi dei presenti per non essere giunti sul posto con maggiore tempestività.


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