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Attese snervanti e lunghe code, disinformazione tra i migranti e difficoltà linguistiche di comunicazione con la questura di Bari. E’ il calvario lungo mesi o addirittura anni che sopportano i richiedenti asilo extracomunitari per ottenere il permesso di soggiorno e il relativo riconoscimento della protezione internazionale emesso dalle commissioni territoriali (nove in tutta Italia).

“Vivo a Bari da tre anni ma attendo ancora il permesso di soggiorno. Senza i documenti necessari non posso trovare un lavoro regolare e un contratto d’affitto a norma”, spiega in inglese all’esterno della questura un migrante di 25 anni proveniente dalla Guinea. Sono considerati come “senza fissa dimora”, per loro è riservata una fila apposita che secondo il racconto dei migranti procede sistematicamente a rilento: “Ho l’appuntamento alle 10 ma sono già le 11”, spiega in francese un giovane camerunese.

Diversa invece la gestione dei richiedenti asilo supportati dai centri di accoglienza straordinaria (CAS) che suppliscono ai servizi predisposi dagli enti locali. Volontari multilingua del Cas permettono di tradurre in inglese le informazioni presenti nei documenti forniti in questura, scritti solo in italiano. Lingua parlata da una minoranza dei migranti che non vengono istruiti nel corso della seconda accoglienza, una pratica d’inclusione sociale standard in altri paesi Ue.


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