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Il rigore negato al 92′ non può essere un alibi e del resto Fabio Grosso, alla vigilia, ha spiegato che non è di alibi che va in cerca il Bari. Stasera, però, il tecnico biancorosso dovrà far capire ai suoi ragazzi che se sei bello, ma non balli, le partite non le vinci. Anzi, rischi di perderle, com’è successo a La Spezia, dove un tiro mancino di Lopez a sei minuti dal termine ha premiato uno Spezia capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di difendersi con ordine e tenacia anche dopo l’espulsione di Cavalli a un quarto d’ora dalla fine.

Perché, se quello fra la squadra di Gallo e la vittoria è stato come un colpo di fulmine, un inatteso impeto di passione su una pista da ballo a fine serata, il corteggiamento del Bari è stato blando, avaro di complimenti e occhiate languide. E la bellezza spesso non basta per conquistare. Due conclusioni nel primo tempo, con Fiamozzi e Tello (entrambe imprecise), nessuna nello specchio della porta nell’arco dei 90′, e poco consola il forcing finale, con Galano buttato nella mischia troppo tardi e un rigore chiesto a gran voce da Basha, su un fallo di mani di Ceccaroni che sarebbe stato da sanzionare.

Dal canto suo, lo Spezia ha fatto come il Venezia di Inzaghi al San Nicola: si è arroccato le difese e cercato di ripartire, giocando sull’attuale incapacità del Bari di trovare soluzioni contro squadre capaci di chiudere e non concedere spazi.

Lo Spezia ha provato a cambiare il copione solo in avvio di ripresa, trovando addirittura il gol con Maggiore, favorito da un’uscita improvvida di Micai. Rete, però, annullata per un “mani” contestato. L’ingresso di Cissè e il passaggio al 3-4-3 hanno fatto guadagnare qualche metro al Bari, rimasto però lontano dalla porta anche dopo l’espulsione del centrale difensivo Capelli. Lì lo Spezia ha serrato le file, lasciando soltanto Soleri in attacco e costringendo il Bari a impostare molto largo e Cissè a giocare spalle alla porta. E il gol l’ha trovato lo Spezia, a meno di sette minuti dal termine, con un tiro mancino da 25 metri di Lopez, che si è infilato alla sinistra di Micai.

L’impeto, le mischie, le baruffe, le sponde di Cissè, il braccio largo di Ceccaroni, le proteste di Basha appartengono poi alla fase del match in cui la lucidità lascia il campo alla disperazione, la tattica all’arrembaggio, i calcoli alla passione”. Troppo tardi. La vittoria aveva trovato un altro partner. Meno bello, anzi sporco e pure un po’ cattivo. Ma che ha trovato almeno il coraggio di provarci sull’ultimo drink.


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