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A Bari ci sono 550 indigenti senza una casa. Uno su due è straniero e la maggior parte dei migranti ha meno di 34 anni. A rivelarlo la prima indagine realizzata dal Comune per il contrasto alla emarginazione adulta.

Lo studio è stato condotto attraverso un questionario somministrato a 150 persone senza dimora ospiti delle strutture e dei servizi cittadini o comunque in contatto con le organizzazioni del terzo settore cittadino e tra i dati più preoccupanti spicca quello sull’età dei poveri: il 76, 9 per cento degli indigenti stranieri ha meno di 34 anni, gli italiani più di 45 anni.  Risulta inoltre che le persone senza dimora sono per l’85,2% uomini (un dato in linea con quello nazionale dell’indagine Istat). Per il 52,3% si tratta di persone straniere, provenienti da 24 Paesi diversi, in buona parte africani, con una leggera prevalenza di ghanesi; oltre il 50% è in Italia da meno di tre anni. Il dato sulla nazionalità mostra una presenza straniera tra le i senza dimora a Bari di poco inferiore a quella riferita dal dato nazionale (58,2%).

Per quanto riguarda il tasso di scolarizzazione, il 24,3% ha dichiarato di possedere il diploma di scuola media superiore o titolo di studio superiore (equivalente per gli stranieri). Tra chi ha dichiarato di non avere alcun titolo di studio (il 13,5%), una buona parte ha specificato di non sapere leggere, né scrivere (in prevalenza si tratta di migranti giunti da poco in Italia).

Il 93% degli intervistati ha, inoltre, dichiarato di vivere da solo: nel 58,4% si tratta di persone nubili/celibi, soprattutto tra gli stranieri. Il 43,6% ha figli che vivono con il proprio (o precedente) coniuge/partner (nel 57% dei casi), per conto loro poiché adulti (nel 18,5%), con altri familiari (l’11%). Sono frequenti anche i casi con figli in affidamento (il 10,8%). Nel 47,6% i figli vivono a Bari, circostanza che rende più frequenti i contatti e le relazioni, pur dentro un quadro di persistente isolamento.

Per quanto riguarda la durata della condizione di senza dimora, il 53,7% ha affermato che si tratta di una situazione vissuta da oltre due anni, mentre il 23,5% da meno di sei mesi. Gran parte delle persone senza dimora ha abbandonato la situazione precedente perché precaria o comunque provvisoria (28,7%).

Le motivazioni

La perdita di un lavoro stabile o la difficoltà economica (21,7%), insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli (15,4%), si confermano anche per la città di Bari le cause scatenanti l’emarginazione, sia pure in misura meno accentuata rispetto al dato nazionale. Una buona parte delle persone senza dimora di Bari (il 63,7%) viveva nella propria abitazione, prima di trovarsi nell’attuale condizione.

Il 62,8% degli intervistati ha dichiarato di avere un lavoro, prevalentemente riferito a occupazioni poco sicure e saltuarie (stagionali in campagna, pulizie, facchino, parcheggiatore abusivo). La maggior parte ha anche sostenuto di essere alla costante ricerca di un lavoro ma di non riuscire a trovarne, situazione che, per oltre la metà degli intervistati, perdura da oltre tre anni. Il guadagno medio mensile dichiarato è di 235 euro: solo il 7,7% dichiara di guadagnare più di 500 euro mensili, mentre il 28,6% meno di 100 euro. Soltanto il 26% ha affermato di aver avuto in passato un lavoro stabile, terminato per licenziamento o cessazione dell’attività.

I servizi in città

Il rapporto con i servizi pubblici è frequente, con particolare riferimento ai servizi sociali. Oltre l’80% ha dichiarato di aver avuto almeno un contatto con i servizi sociali comunali nel corso degli ultimi 12 mesi, mentre per il restante 20% si tratta di persone perlopiù di passaggio sul territorio cittadino. Per i servizi sanitari la percentuale scende al 48%.

I servizi mensa e distribuzione alimenti sembrano funzionare bene: oltre il 90% delle persone non ha saltato il pranzo o la cena per più di due/tre volte nella settimana precedente la rilevazione (giugno 2017).

Per quanto riguarda la salute, il 57,6% degli intervistati ha detto di essere in condizioni buone o molto buone, solo il 12% di avere condizioni di salute precarie o di stare molto male. Le patologie più diffuse sono quelle cardiocircolatorie, psichiatriche, odontoiatriche, traumatismi, patologie del tratto respiratorio superiore e diabete. Nella maggior parte dei casi (72,6%) l’intervistato ha dichiarato di avere in corso specifici trattamenti terapeutici per la patologia indicata.

Infine, l’88,3% è in possesso di un documento di riconoscimento in corso di validità: il 20% non dispone di una residenza anagrafica; tra chi, invece, ha la residenza anagrafica, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di residenza a Bari (l’81,9%), mentre per il 13,8% la residenza anagrafica è indicata in un altro Comune della provincia di Bari o della Puglia.

Il commento dell’assessore

“Per noi questa rilevazione, mai realizzata prima d’ora a Bari, costituisce una base molto importante per la programmazione di interventi pensati e predisposti a seguito di un lavoro condotto per sei mesi dalla rete cittadina per il contrasto alla grave emarginazione adulta – commenta l’assessora al Welfare Francesca Bottalico -. Con il prezioso contributo di circa venti realtà locali che si occupano di queste tematiche, abbiamo dato vita a un tavolo permanente in modo da raccogliere esperienze e bisogni e individuare insieme degli interventi efficaci e in grado di costruire un reale percorso di reinserimento sociale, lavorativo e abitativo. Nelle prossime settimane presenteremo alla città il piano di azioni mirate a sostegno degli adulti in situazioni di grave marginalità, che si integra con la programmazione ordinaria e, grazie anche ad una riorganizzazione del personale e dei servizi, punta a qualificare un settore operativo nuovo e destinato a sviluppare interventi innovativi, realistici e, soprattutto, adeguati ai bisogni di quanti vivono le condizioni di disagio più gravi”.

Diversi i progetti dell’amministrazione: il potenziamento di  servizi strategici, quali ad esempio il Pronto intervento sociale, l’avvio di nuove unità di strada e sperimentazioni innovative quali le Case di comunità.


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