L’anno scorso la squadra si poggiava quasi interamente sulle sue spalle, non a caso dopo il suo infortunio il Bari si spense. Oggi il ruolo di Ciccio Brienza, 38 anni, è diverso, per lui Fabio Grosso – che lo conosce da anni, avendoci giocato anche assieme – ha cucito un abito diverso: quello di leader nello spogliatoio, quasi un secondo allenatore, e giocatore da sfruttare pienamente negli ultimi 30 minuti. Alla Francesco Totti, per intenderci, ai tempi di Spalletti.

La classe e la tecnica di Brienza in serie B fanno più che la differenza e ieri sera, come a Salerno d’altronde, se n’è avuta la dimostrazione. Ma l’età ha comunque un suo peso, ecco perché in un torneo difficile fisicamente e lunghissimo Grosso ha scelto di utilizzare il calciatore più talentuoso solo per alcuni spezzoni di partita, in modo da poterlo avere sempre fresco, lucido e sfruttare in pieno le sue doti indiscutibili. D’altronde il Bari di quest’anno può contare su altri calciatori di talento, da Galano a Improta, passando per un centrocampo fisico ma allo stesso tempo con un buon tasso tecnico. Senza dimenticare i vari Floro Flores, Nenè, il ceco Kozak che ancora non ha esordito: insomma la qualità comunque non manca. Brienza è la classica ciliegina sulla torta da inserire al momento giusto e, soprattutto, da preservare perché da marzo in poi è probabile che di lui si avrà più bisogno.

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