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Fu ucciso in strada, freddato con colpi di pistola esposi in maniera ravvicinata. Pietro Capone pagò con la vita le sue battaglie per la legalità, le sue denunce circostanziate e ricorrenti avevano dato fastidio. Il 49enne fu ammazzato alle 22 di una fredda sera del 10 marzo del 2014 a Gravina in Puglia: Pierino, come lo chiamavano in paese, era a piedi e stava tornando a casa, qualcuno lo pedinò, forse in auto, attese che la vittima svoltò in una stradina più isolata e buia, in via Pisa, e lo uccise con due colpi calibro 7.65 sparati alla testa. Non ci fu scampo per Pierino.

Capone era molto attivo nell’ambito sociale e si era impegnato in una serie di battaglie a favore della legalità, in particolare nel campo dell’edilizia e dell’urbanistica, e non si esclude che l’uccisione possa essere legata proprio al suo impegno. Sull’omicidio indagano, ancora oggi, gli agenti della squadra mobile coordinati dal pm Fabio Buquicchio. Un delitto brutale ed efferato, un’esecuzione pianificata. Non ci fu, infatti, un litigio tra Capone e il suo assassino: il 49enne fu sorpreso alle spalle e ammazzato senza che potesse accorgersi di quanto stava per accadere.

L’uomo, incensurato e celibe, aveva negli anni presentato decine di denunce, molte delle quali relative a presunti abusi edilizi, che in alcuni casi erano sfociate in sequestri penali.  Ed è proprio sulle attività di denuncia di Capone che  si concentrano gli investigatori, per cercare di capire a chi l’impegno della vittima possa aver dato così fastidio da spingere ad uccidere.


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