La desertificazione commerciale non è più un timore, ma una realtà che sta ridisegnando il volto di Bari. Secondo i dati del nuovo Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, il capoluogo pugliese è tra le grandi città italiane che hanno pagato il prezzo più alto: tra il 2015 e il 2025, Bari ha registrato una flessione del -14,8% delle unità locali nel commercio di prossimità. Una contrazione pesantissima, se confrontata con il calo molto più contenuto di metropoli come Milano (-1,3%) o Palermo (-1,7%).
Nonostante la scomparsa di centinaia di insegne storiche e negozi di quartiere, i costi per chi resiste continuano a salire vertiginosamente. Bari vive un vero e proprio paradosso immobiliare: a fronte di una drastica riduzione delle attività, i canoni di affitto sono aumentati del +16,5% nell’ultimo decennio. Si tratta della crescita più robusta tra le grandi città italiane, superiore persino a quella di Milano (+16,1%), e in netto contrasto con città come Roma o Firenze, dove gli affitti sono invece in calo.
A cambiare è anche la natura delle strade baresi. Mentre chiudono i settori legati alla cultura, allo svago e al tessile-abbigliamento, a tenere in piedi l’occupazione è la ristorazione, che si conferma il comparto più dinamico con un aumento degli addetti del +25,3% nel barese. Tuttavia, i ricavi premiano soprattutto le grandi imprese, scavando un solco sempre più profondo con le piccole realtà di vicinato che faticano a sostenere i costi fissi.
Il declino del commercio locale non è solo un problema economico, ma un rischio per la sicurezza e la vivibilità dei quartieri. Ogni saracinesca che si abbassa significa meno illuminazione, meno presidio del territorio e meno relazioni sociali. Per contrastare questa “desertificazione”, Nomisma ha proposto un “Patto di Reciprocità” in dieci punti, con l’obiettivo di costruire modelli sostenibili che proteggano i negozi sotto casa, pilastri insostituibili della comunità barese.