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In Puglia sono solo 41 le amministrazioni comunali che hanno risposto al questionario di Ecosistema Rischio di Legambiente, pari a circa il 18% dei comuni a rischio idrogeologico della regione (231 in totale, fonte Ispra): Alessano, Altamura, Andrano, Aradeo, Bagnolo del Salento, Barletta, Bisceglie, Bitritto, Brindisi, Campi Salentina, Canosa di Puglia, Cassano delle Murge, Cisternino, Corato, Cutrofiano, Diso, Erchie, Grumo Appula, Lecce, Lesina, Leverano, Lizzanello, Manfredonia, Margherita di Savoia, Melendugno, Melpignano, Modugno, Mola di Bari, Monopoli, Montemesola, Noicattaro, Poggio Imperiale, Rutigliano, Ruvo di Puglia, Salice Salentino, San Marzano di San Giuseppe, San Pietro in Lama, Sanarica, Santeramo in Colle, Taurisano, Veglie.

Lecce è la provincia che ha risposto in maniera maggiore (17 comuni), seguita da Bari (12 comuni), con un notevole distacco dalle altre province: Bat (4 comuni), Brindisi e Foggia (3 comuni), Taranto (2 comuni).

“Anche in questa edizione di Ecosistema Rischio – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – emerge la scarsa propensione dei comuni pugliesi a rispondere al questionario, mentre sarebbe importante avere un quadro sempre aggiornato di conoscenza e mappatura della pericolosità su scala regionale, proprio al fine di prevenire e mitigare il rischio idrogeologico. Sono ancora molti i comuni che hanno abitazioni e fabbricati industriali in aree a rischio, ma pochissimi quelli che hanno intrapreso azioni di delocalizzazione per tutelare il territorio e ridurre i pericoli a cui sono esposti i cittadini e le attività produttive. Infine – continua Tarantini – per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, dal dossier emerge che quasi tutti i comuni intervistati si sono dotati di un piano d’emergenza e lo hanno aggiornato, ma pochissimi organizzano attività d’informazione rivolte ai cittadini ed esercitazioni di protezione civile, che invece sono utili strumenti nell’affrontare l’emergenza garantendo la salvaguardia delle persone”.

Entrando nel merito dei dati pugliesi, si evince che nel 34,1% dei comuni pugliesi intervistati sono presenti abitazioni in aree a rischio idrogeologico, nel 26,8% interi quartieri, nel 36,6% attività produttive, nel 19,5% strutture commerciali e/o ricettive e nel 7,3% edificazioni nell’ultimo decennio.

Soltanto il 4,9% dei comuni ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e in nessun caso si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Le delocalizzazioni delle strutture presenti nelle aree esposte a maggiore pericolo e gli abbattimenti dei fabbricati abusivi rappresentano una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio. Quasi la metà dei comuni(46,3%) ha dichiarato di svolgere regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle opere di difesa idraulica. Il 75,6% dei comuni ha recepito nel piano urbanistico le perimetrazioni contenute nel Piano per l’Assetto Idrogeologico al fine di stabilire i vincoli all’edificazione delle zone a rischio.

Migliore è la situazione per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento già in corso. L’82,9% dei comuni si è dotato di un piano d’emergenza (il 61% lo ha aggiornato negli ultimi due anni), mentre pochi sono ancora i comuni che organizzano le attività informative (22%) e le esercitazioni (17,1%), fondamentali visto che i piani d’emergenza, per essere realmente efficaci, devono essere conosciuti dalla popolazione. Pochi, inoltre, i comuni che hanno predispostosistemi di monitoraggio e allerta: sono soltanto il 29,3%.

“Le amministrazioni comunali – conclude Tarantini – hanno un ruolo strategico e determinante nelle attività legate alla gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, l’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione di bacino e la corretta manutenzione del territorio. Tutte attività che, se adeguatamente pianificate e supportate, porterebbero a una riduzione reale del rischio idrogeologico”.


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