Paolo Panaro interpreta in una propria drammaturgia e regia le «Mille e una notte», in programma per «Le direzioni del racconto» della Compagnia Diaghilev, questa sera (ore 21), nell’Auditorium Vallisa di Bari.

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Il racconto si apre con la storia del re di Persia, che dopo aver punito con la morte la moglie infedele, convinto della malvagità di tutto il sesso femminile, decide di passare ogni notte con una donna diversa, che poi uccide all’alba. Il tragico incanto è spezzato da Shahrazad, che usando lo stratagemma di raccontare ogni notte una favola e di interromperla al momento opportuno, lascia nel re la curiosità di sentire il seguito. Shehrazad apre le porte del libro mirabile, ne rompe il sigillo.

Le «Mille e una Notte» è il regno supremo dei lettori insonni. Entrando in questo libro si vaga per un favoloso Islam che oggi stenteremmo a riconoscere. Il libro delle Notti è un insieme di racconti che si articolano, incastrandosi l’uno nell’altro, intorno ad una storia principale. La comparsa di un personaggio comporta immancabilmente l’interruzione della storia precedente a favore di una nuova storia. Come matrioske russe, i racconti sono incastonati l’uno dentro l’altro, narrati da una voce femminile. E, infatti, qualcosa di femminile pervade i racconti notturni. Il motto delle Notti è ‘o un racconto o la vita’. Perché raccontare equivale a vivere.

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