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Ha scoperto il pallone a otto anni, giocando in cortile con il fratello Luca. Ore, giorni, settimane. Si è confrontata per due anni con i maschietti, poi le giovanili nell’Isera. E infine la serie A, con il la Pink Bari, a 800 chilometri da casa. Ha dovuto farne di strada Chiara Groff, in tutti i sensi, per realizzare il suo sogno personale: “Ma ora ce n’è uno ancora più grande da inseguire con tutte le mie compagne della Pink”.

Ma torniamo indietro: come ci è arrivata a Bari?

Sono arrivata dalla lontana Trento grazie alla mia coach Cristina Mitola, allenatrice della rappresentativa trentina ed ex giocatrice del Bari.

Dalle montagne del Trentino al mare di Bari: quali le differenze maggiori fra le due realtà?

Sono due città tanto diverse: Trento è più piccola, sembra una grande paese, mentre Bari è una città più grande e più trafficata, ma solare e accogliente come i suoi abitanti.

Cosa non cambierebbe mai del suo Trentino e cosa invece le piace di più di Bari?

Le montagne sono il mio rifugio, il mio punto d’orientamento… cosa che qui non ho. Di Bari, inutile nasconderlo, finora sono stata ammaliata dalle specialità culinarie, focaccia e panzerotti su tutte, oltre che dai bellissimi scorci del lungomare e di Bari vecchia.

Ha un soprannome? Che origine ha?

Non ho avuto mai soprannomi in ambito calcistico, mentre quest’anno mi hanno chiamata “La torre” per via della mia altezza.

Altezza a parte, il calciatore o la calciatrice in cui si rivede maggiormente?

Il mio punto di riferimento in ambito calcistico è Javier Zanetti, per la sua intelligenza e la sua dedizione al lavoro e al cercare di superarsi sempre, sia in campo sia fuori.

La frase più inattesa sentita da un’avversaria?

La frase più divertente è stata quella di un allenatore avversario che richiamò la sua attaccante, dicendole di starmi vicina e marcarmi . Allora l’attaccante rispose: “Mister è un armadio”. E lui, imperterrito: “E tu faje er comodino”.

Il suo sogno sportivo?

Il mio sogno individuale si sta realizzando ed è quello di giocare in Serie A. Ora ho un obiettivo collettivo: la salvezza. La Pink Bari merita la salvezza.

La mattina studia, il pomeriggio si allena. Ma cosa studia?

Sono laureata in Scienze Motorie ed ora sto proseguendo con la specialistica. Quest’anno, causa lontananza dalla mia facoltà che è a Verona, studio da non frequentante e autodidatta. Lo sport è un ambito che amo tantissimo e voglio cercare di fare di ciò che amo il mio futuro lavoro.

Due aggettivi per la Chiara calciatrice e due per la Chiara donna?

Una donna calma e serena, una calciatrice razionale e ordinata.

Cosa farà da grande?

Come già detto, il mio percorso di studi mi porterà sicuramente a lavorare nel mondo dello sport. Dalla preparazione atletica alla riabilitazione, ma sono molto incuriosita dal settore della ricerca nello sport che in questi ultimi anni si è sviluppato notevolmente.

Qual è l’atteggiamento che vorrebbe sempre trovare nelle sue compagne di squadra e quale quello che proprio non sopporta?

L’impegno massimo da parte di tutte é una caratteristica fondamentale. Al contrario, il sentirsi già arrivate è una caratteristica che non amo. Anche il più grande campione può sempre imparare qualcosa di nuovo.

Altri hobby?

Sono legati all’ambiente sportivo e alla mia provenienza. Tutto ciò che ha a che fare con la montagna è un piacere per me: arrampicata e sci ma anche semplici escursioni sono il mio relax.

Se Chiara fosse una canzone e un libro?

Se fossi un libro sarei “Una donna”. autobiografia di Sibilla aleramo, una femminista in un periodo di transizione per il movimento.. Se fossi una canzone invece mi piacerebbe essere “Closer to the edge” ovvero vicino al limite, dei 30 Second to Mars.

Come si classificherà la Pink Bari?

Sono scaramantica e non voglio pronosticare nessuna posizione. Ma come già detto abbiamo un obiettivo che e la salvezza e faremo di tutto per raggiungerla ad ogni costo!

Ci lascia un modo di dire barese che le piace particolarmente e la relativa versione trentina?

L’intercalare “Meh” è fantastico. Lo porterò sicuramente con me, proprio perché non esiste un suo corrispondente. Purtroppo.


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