Mentre un gruppo di cittadini, tra cui il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, l’attivista ambientale Fabio Millarte e le pediatre Annamaria Moschetti e Maria Grazia Parisi, lancia una raccolta firme per sostenere il ricorso al Tar del Comune di Taranto e della Regione Puglia contro il decreto del governo del 29 settembre 2017 “che – osservano i promotori – offre ad ArcelorMittal tempi lunghissimi per la messa a norma degli impianti dell’Ilva”, il premier italiano, Paolo Gentiloni, chiede a Michele Emiliano di ritirare il ricorso davanti al tribunale amministrativo.

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“Penso – ha detto il presidente del Consiglio – che abbia ragione il governo e mi sono rivolto in modo istituzionale e rispettoso a Emiliano e al sindaco di Taranto. Confidavo nel Natale perché è cosa enorme con 14mila posti di lavoro e miliardi per le bonifiche. La mia richiesta, che rinnovo, è di ritirare il ricorso per evitare che la situazione arrivi a punti di crisi gravissimi in termini occupazionali e ambientali. Ma sono certo che troveremo una via d’uscita”.

A Taranto invece i cittadini chiedono a sindaco e governatore pugliese di andare avanti. La petizione online è chiamata #Stopaldecretoilva-Manda la tua firma al ministro Calenda. “Vivresti – è scritto nel documento da inviare al ministro dello Sviluppo Economico – in una città dove chi inquina è difeso da uno scudo penale? Noi cittadini sosteniamo il ricorso al Tar presentato dal Comune di Taranto e dalla Regione Puglia. Il nostro è un appello civico privo di ogni coloritura politica. Mira solo a contrastare l’inaudito tentativo del Governo di garantire fino al 2023 l’immunità penale di chi gestirà l’Ilva”.

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