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Una trasfusione di sangue infetto provocò la morte di un paziente, il ministero della Salute è stato condannato dal Tribunale di Bari a pagare oltre 918mila euro agli eredi. La vittima è morta nel 2007 dopo aver contratto l’Hiv per colpa di una trasfusione di sangue infetto avvenuta nel Policlinico barese.

La sentenza è la numero 5203 posta in esecuzione ieri dal giudice Oronzo Putignano che ha accolto la richiesta risarcitoria formulata dai parenti di un paziente che aveva contratto il virus HIV- HCV a seguito di trasfusioni. L’uomo, a 42 anni, è deceduto nel 2007: per via di una patologia con la quale combatteva sin da tenera età, dal 1976 al 1993 è stato sottoposto a diverse trasfusioni. Nel 1991 ha scoperto di essersi ammalato di Aids, l’infezione da Hiv – come stabilito da una commissione interna – fu causata proprio da una sacca di sangue infetto. Il Tribunale ha condannato il ministero della Salute al pagamento del risarcimento danni, sia iure proprio che iure hereditatis, in favore dei congiunti, difesi dall’avvocato Antonio Pinto, per un totale complessivo di euro 918.100 oltre interessi legali. E’ stato riconosciuto, infatti, il nesso di causalità diretta fra la condotta colposa ed omissiva del ministero, per mancata vigilanza, e la morte del paziente.


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