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In Puglia è scontro sulle liste di attesa tra i medici e i consiglieri regionali che stanno discutendo, in commissione Sanità, una proposta di legge che prevede la sospensione dell’attività intramoenia in caso di disallineamento dei tempi tra pubblico e privato.

Attraverso una lettera aperta indirizzata proprio ai politici pugliesi, il presidente nazionale dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, ha criticato il provvedimento normativo: “La proposta di legge di Fabiano Amati – scrive – affronta un punto di criticità del sistema sanitario che ha raggiunto livelli inaccettabili in molte regioni d’Italia. Tuttavia, la soluzione individuata non mi trova d’accordo per due ordini di motivi. Primo perché l’attività intramoenia era stata pensata per garantire al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione. Bloccare l’Alpi significa quindi non solo impedire al medico di esercitare la libera professione, ma impedire anche al cittadino di scegliere liberamente da quale medico farsi curare”. Aggiunge: “Secondo, perché sospendere l’intramoenia, che pesa solo per circa il 5% dei servizi, cancella forse uno degli aspetti più odiosi del malfunzionamento del sistema – la cui responsabilità attiene a coloro che hanno il compito di gestire e non ai medici  – ma non ne rimuove le cause e non risolve quindi il problema”. Secondo il massimo esponente dei medici, la causa principale delle lunghe liste di attesa è “la carenza di personale e di risorse finanziarie. Al momento, risultano insufficienti rispetto al fabbisogno i tetti di spesa imposti ai convenzionati esterni”. Non solo, secondo Anelli sospendendo l’attività privata si otterrebbe risultato contrario: “Le prestazioni intramoenia – sostiene – sono erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, bloccando l’attività in Alpi non si velocizzerebbero le prestazioni in regime istituzionale, a meno di non assumere più personale”.

Secondo l’analisi di Anelli, “il problema si può risolvere trasferendo sulla medicina territoriale la gestione della cronicità”. In Puglia le malattie croniche riguardano il 40% della popolazione, vale a dire 1,6 milioni di persone (secondo posto dopo la Sardegna), ma assorbono circa l’80% della spesa sanitaria. “Per avere un’idea dei numeri – spiega Anelli – se consideriamo che gli ipertesi rappresentano il 30% della popolazione e per il 70% di loro, che non sono complessi, effettuassimo il controllo cardiologico sul territorio avremmo 700mila accessi in meno nelle strutture ospedaliere per i soli pazienti ipertesi”.

La replica non si è fatta attendere. “Sulle liste d’attesa i fatti sono più testardi delle parole. Perché non dire, semplicemente, che c’è uno scontro tra chi vuole sospendere le visite a pagamento (nel caso siano più veloci di quelle istituzionali) e chi, invece, tiene più a preservare il sistema a pagamento (anche quando presenta eclatanti disfunzioni)?”, intervien Fabiano Amati.  “Auspico – prosegue – che si faccia presto, anche con l’aiuto dell’apposita sottocommissione opportunamente istituita su proposta dal vicepresidente della commissione Sanità, Paolo Pellegrino”. “Il disallineamento – sostiene – dei tempi tra attività istituzionale e a pagamento è riscontrato, per le classi di priorità brevi e differite, a parità di numero di prestazioni, personale impiegato e ore lavorate. Ne deriva che non c’è nesso tra carenza di personale e tempi lunghi”.


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