Il nuovo servizio Scap (Servizio di consulenza ambulatoriale pediatrica), con l’ambulatorio aperto in 23 presidi ospedalieri il sabato e la domenica in tutta a regione. Il servizio di trasporto neonatale Sten (Servizio di trasporto emergenza neonatale), che permette di curare i bambini direttamente nei centri di terapia intensiva. Reparti di eccellenza, alcuni anche di recentissima inaugurazione, come Neonatologia e Oncologia del Policlinico. Ma anche carenza di personale e strutture, come per l’emergenza dovuta ai tanti bambini che si ammalano nei territorio di Taranto e Brindisi, costretti a emigrare con famiglie al seguito a Bari se non in altre regioni per potersi curare adeguatamente. È un quadro chiaroscuro quello della pediatria in Puglia. Un quadro migliorato negli ultimi anni ma allo stesso tempo migliorabile, e di tanto.

Quello dello Scap è sicuramente uno dei passi avanti più significativi. Attivo dallo scorso dicembre ha permesso alla regione di fare un balzo importante nei livelli assistenziali. Avere una guardia pediatrica a disposizione al di là dei giorni di lavoro del medico di riferimento, rappresenta un servizio confortante per i piccoli e le loro famiglie. Un servizio che permette di coprire le fasce orarie e i giorni in cui l’unica alternativa era rivolgersi ai pronto soccorso, anche per una febbre del bambino, intasando così il servizio di emergenza.

Lo Sten, attivo anch’esso dallo scorso inverno, ha individuato tre hub per le emergenze: Bari (Policlinico), Lecce (Vito Fazzi) e Foggia (Ospedali Riuniti). Motivo che ha sollevato, però, le critiche da parte, ancora una volta, del territorio tarantino, sentitosi penalizzato anche in questo caso.

“La nascita dello Sten – ha scritto nei mesi scorsi il consigliere regionale di Noi con l’Italia Renato Perrini in un’interrogazione al governatore Michele Emiliano – e la distribuzione geografica degli Hub di riferimento mette ancora una volta in evidenza l’impoverimento dell’offerta sanitaria nella provincia tarantina e aggiunge possibili elementi di criticità organizzativa. Così come ha evidenziato il dottor Forleo direttore dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale del Ss. Annunziata – l’ospedale principale del territorio-, l’accesso allo Sten da parte degli ospedali della provincia tarantina (Castellaneta e Martina Franca) e di case di cura con punto nascita (Cdc Bernardini) vedrà aumentare i tempi di un possibile trasferimento neonatale che, mentre verso Taranto impiegherebbe un tempo di 30 minuti, per l’Hub di Bari invece molto di più”.

Nello stesso periodo c’è da registrare anche una nota positiva per Taranto. L’apertura del reparto di Oncoematologia pediatrica al Santissima Annunziata. Sicuramente un miglioramento dell’offerta sanitaria in una città martoriata dall’inquinamento e dagli effetti nefasti delle emissioni della grande industria, ma non ancora sufficiente.

 

“Abbiamo un’assistenza pediatrica di base capillare – spiega  Antonio Di Mauro, pediatra e segretario della sezione pugliese della Società italiana pediatria – ma la carenza di personale, la mancata programmazione nelle scuole di specializzazione dei fabbisogni futuri sono le emergenze del sistema. A ciò si aggiunge la poca razionalizzazione del personale a disposizione e la mancanza di tutti i servizi nel Giovanni XXIII h24, parlando del territorio barese. Per il futuro bisognerebbe migliorare l’integrazione tra i servizi ospedalieri, quelli universitari e quelli del territorio. Il potenziamento del territorio con l’ingresso di giovani pediatri e quello degli organici e razionalizzazione delle risorse pediatriche al momento dislocate su presidi diversi, come ad esempio la frammentazione dei servizi tra Policlinico – Giovanni XXIII. In sostanza – conclude –  quello che manca è l’organizzazione e il personale. Abbiamo personalità mediche di tutto rispetto, ma non riusciamo ad esprimere al meglio il potenziale”.

 

 

 

 

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