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Le Province autonome di Trento (prima) e Bolzano (seconda) in vetta alla classifica dei Servizi sanitari regionali. Seguono, sempre nella fascia delle “eccellenze” la Toscana, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e il Veneto. Mentre Sicilia, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna si posizionano nell’area “critica” occupando nell’ordine le ultime 7 posizioni; e Valle d’Aosta, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte, Lazio, Abruzzo si posizionano in un’area di performance “intermedia” a metà classifica.

È quanto ha stabilito il ranking dei Servizi sanitari regionali prodotto nell’ambito della VI edizione (2018) del progetto “La misura della performance dei Ssr”, condotto dal Crea sanità dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata presentato oggi a Roma. Le dimensioni prese in considerazione sono quella sociale (equità), esiti, appropriatezza, innovazione ed economico-finanziaria. A giudicare la sanità delle regioni è stato un comitato qualificato di esperti che conta 100 rappresentanti delle diverse categorie di “stakeholder”: utenti, istituzioni, professioni sanitarie, management aziendale e industria medicale. “Il progetto, giunto nel 2018 alla sua sesta annualità, nasce – sottolinea il Crea – con l’ambizione di fornire un contributo alla definizione delle politiche sanitarie, con la finalità di rappresentare una modalità terza di valutazione dei livelli di tutela e promozione della salute a livello regionale, capace di fornire una indicazione sul livello di legittima aspettativa che il cittadino può detenere nei confronti della salute perseguibile nei diversi contesti regionali. Viene misurata la performance dal lato della domanda e non dell’offerta (pubblica)”.

“Il progetto evidenzia come il divario Nord-Sud nel Sistema sanitario nazione italiano, trovi una nuova declinazione nei criteri di misurazione della performance. In ogni caso – osservano gli esperti del Crea – il divario tra chi opera in regioni in sostanziale equilibrio e chi in regioni in piano di rientro tende a ridursi, proporzionalmente al progressivo superamento delle condizioni di ‘ritardò delle regioni in piano di rientro”.


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