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La Regione Puglia non potrà essere risarcita dagli ex amministratori di Ferrovie Sud Est, accusati di aver causato il crac da 230 milioni di euro della società, concessionaria del servizio di trasporto. Lo ha deciso il gup del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia, rigettando la richiesta di costituzione di parte civile della Regione nell’udienza preliminare che si sta celebrando nell’aula bunker di Bitonto.

Il giudice ha rigettato anche la richiesta di costituzione come parte civile di un ex dipendente della società di trasporti pugliese. Ammessi i ministeri dei Trasporti e dell’Economia, la stessa società Fse e Ferrovie dello Stato. Nel procedimento penale sono imputate 16 persone, tra le quali Luigi Fiorillo, già commissario governativo, legale rappresentante e amministratore unico della società. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, di dissipazione e distrazione di fondi. La posizione di altri due imprenditori per i quali la Procura di Bari aveva chiesto il rinvio a giudizio è stata stralciata per difetti di notifica. Il giudice, accogliendo le istanze presentate dai difensori di Fiorillo e dell’imprenditore Carlo Beltramelli (entrambi detenuti agli arresti domiciliari), gli avvocati Nicola Quaranta, Luigi Stortoni, Federico Massa e Guido Calvi, ha escluso la Regione Puglia ritenendo che l’ente non abbia subito alcun danno. Nessuno degli imputati ha chiesto di essere processato con riti alternativi e oggi in udienza la Procura ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per tutti. Si tornerà in aula il 23 e il 26 luglio per le discussioni dei difensori e la decisione.

I fatti contestati si riferiscono agli anni 2001-2015, fino a quando la società è stata commissariata. Circa un anno fa è stata acquistata da Ferrovie dello Stato e nei mesi scorsi i creditori hanno votato a favore del concordato preventivo salvando la società dal fallimento. Stando alle indagini della Guardia di Finanza, coordinate dai pm Francesco Bretone, Bruna Manganelli, Luciana Silvestris e dall’aggiunto Roberto Rossi, Fiorillo, in concorso con consulenti e funzionari della società e imprenditori, avrebbe dissipato o distratto fondi per centinaia di milioni di euro nell’arco di circa 10 anni falsificando bilanci e esternalizzando servizi senza fare gare d’appalto. Tra i fondi dissipati ci sono circa 27 milioni di euro di consulenze legali, altri 53 milioni di euro per la gestione di servizi informatici, 2 milioni di euro per la gestione dell’archivio storico e spese di carburante per 14 milioni di euro (40 per cento oltre il prezzo di mercato). Nell’ambito della stessa vicenda relativa al crac di Fse, è ancora in fase di indagini preliminari l’inchiesta nei confronti di alcuni funzionari di Bnl, accusati di bancarotta perché – secondo i pm baresi – le loro condotte avrebbero aggravato la situazione debitoria di FSE.


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