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Una estate di lunghe code, di attese infinite negli ospedali di Puglia. A raccontarlo sono proprio loro, i parenti dei pazienti o gli stessi pazienti, che si affidano ai social per raggiungere soprattutto il governatore Michele Emiliano e denunciare una condizione negli ospedali pugliesi al limite del comprensibile. Ieri, durante un sopralluogo di Fratelli di Italia nel Giovanni XXIII, è stato evidenziato il problema principale: la carenza di personale. Ci sono 12 medici sui 19 che dovrebbero essere necessari. Con ripercussioni sul pronto soccorso.

La storia di Marco Mancini da Brindisi

Sono le 22.50. Marco  è entrato  in ospedale con suo padre alle 18.32. “Prima di venire qui, al Perrino a Brindisi, siamo stati al PTA di Fasano.  Mio padre – scrive in un lungo post su Facebook –  ha un codice giallo per aver più di una volta, prima di arrivare al pronto soccorso, vomitato sangue. C’è una sala d’attesa piena di codici verdi, un paio di codici bianchi e fortunatamente all’arrivo nessun codice rosso. I pazienti sono tutti in barella, una sala di barelle, non li conto, non si contano. Mio padre ha sete, non posso dargli dell’acqua, non posso senza chiedere ad un medico. Non riesco a fare a meno di notare le numerose barelle una vicina l’altra, qualche parente seduto a terra ed altri che sostano dove non dovrebbero. «Signora – dice la responsabile dell’accettazione – dia una mano per il trasporto di suo marito in chirurgia». «Io?» chiede lei. «Si lei, signora. Altrimenti ci tocca aspettare. Noi abbiamo solo 3 barellisti e voi siete 80».

Il racconto di Marco è dettagliato: descrive cosa sta accadendo in quell’istante al pronto soccorso di Brindisi. “Vedo gente litigare con gli operatori sanitari, e infermieri urlarsi tra di loro. Ad un certo punto sorrido, penso a quanto possa essere vero tutto ciò. Ho avuto la fortuna in vita mia di visitare il Pronto Soccorso del Perrino di Brindisi, una sola volta. Tutto ciò, io, non lo avevo mai visto. Questa guerra tra poveri, io, non l’avevo mai vista. Questa impazienza tra i pazienti, io, non potevo immaginarla. Sono trascorse quasi 5 ore da quando siamo qui, mio padre ha un codice giallo, ma sono in arrivo due codici rossi. La guardia giurata fa sgombrare la zona antistante la sala emergenze. «Signora, mia moglie sta per vomitare – dice lui, un uomo sulla settantina – datemi qualcosa». Gli danno una traversa e un “faccia fare qui”. Provo pena per loro, per i pazienti, gli infermieri, gli operatori, i medici tutti. Loro sono pochi e gli altri sono tanti. Le barelle sono poche e la gente è tanta. Mi siedo accanto a mio padre, sono le 23.05 adesso. «Mancini, suo padre potremmo portarlo a Lecce. Lì abbiamo una gastroscopia d’urgenza». Io non so chi abbia ridotto la sanità di questa regione a questa situazione. Non so come si è arrivati a tutto questo. Non so come sia possibile che un cittadino, per una gastroscopia d’urgenza, debba fare almeno cento chilometri da casa sua e varie soste intermedie per arrivarci. Ma so che è qualcuno che, probabilmente, non ha mai trascorso mezza giornata in questa sala d’attesa”.

Poco personale a Bari

“Signor presidente – scrive un padre su Facebook a Michele Emiliano – vorrei portare alla sua attenzione la situazione pessima dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII. Ovviamente non mi riferisco all’operato dello staff medico infermieristico. Mi riferisco alla scarsità di personale medico e paramedico. Ma le sembra normale che una bambina con febbre da 20 gg che non reagisce agli antibiotici deve aspettare più di 8 ore per essere ricoverata?”. Sempre dall’ospedaletto ci segnalano non solo lunghe code ma anche disservizi nelle stanze, come ad esempio docce non funzionanti.

Monopoli e Lecce

 “Il 16 agosto presso l’ospedale di Monopoli c’era un solo medico in pronto soccorso; ingresso alle ore 14.40 con codice giallo, inizio controlli di routine ore 19.30, dimissioni ore 00.00”, scrive un altro utente a Emiliano. Ed ancora a Lecce. “In attesa al pronto soccorso di Lecce per una sospetta frattura dalle 8 di stamattina, ore 12:06 ancora il nulla”. Qui è lo stesso Emiliano a rispondere: “So che si è trattata solo di una distorsione. Il problema è stato determinato dalla consulenza ortopedica che ha tardato. Ho disposto che per i mesi estivi l’ortopedico sia sempre presente al Pronto Soccorso di Lecce perché in questo periodo i traumi sono molto più frequenti. Scusi ancora per l’attesa”. 


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