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“Il New York Times denuncia una situazione anacronistica per dimensioni ipotizzate – sicuramente residuali e ininfluenti – che le stesse associate da anni combattono con fermezza. Rigorosi e frequenti controlli, verifiche di regolarità retributive e contributive sono attività normalmente svolte, in coerenza con un percorso di sviluppo e sostenibilità che la moda italiana ha voluto intraprendere prima di altri Paesi”. Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, rigetta con fermezza le presunte irregolarità nelle retribuzioni dei lavoratori del settore moda in Puglia riportate dal New York Times.

“Nei prossimi due anni – aggiunge Marenzi – il settore avrà un deficit di risorse di oltre 40 mila lavoratori: le nostre competenze uniche nel saper fare la moda che tutto il mondo ammira e invidia sono valorizzate, protette e devono essere sempre più sviluppate. Siamo in prima linea per tutelarle e difenderle”. “In Puglia stiamo sempre attenti alle condizioni di lavoro. Se le grandi case di moda si rivolgono a noi, è proprio perché le nostre maestranze sono altamente qualificate e in possesso dei requisiti di legge”, aggiunge Salvatore Toma, presidente della sezione Tessile, Moda e Abbigliamento di Confindustria Taranto e Puglia.


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