Si chiamava Bakary Secka il cittadino gambiano morto ieri a seguito delle ustioni riportate nell’incendio avvenuto lo scorso primo novembre nel ghetto di Borgo Mezzanone, la baraccopoli abusiva sorta accanto al Centro richiedenti asilo politico (Cara). L’uomo è stato identificato attraverso le analisi delle impronte digitali, i cui risultati sono arrivati nella mattina di oggi (foto Terre di frontiera del ghetto).

C’è ancora incertezza sulla sua data di nascita poiché Secka, in varie foto segnaletiche, avrebbe fornito ogni volta agli inquirenti date diverse. E non è ancora chiaro se l’uomo fosse regolare sul territorio nazionale, né da quanto tempo fosse arrivato in Italia. Attualmente nessun parente della vittima ha contattato gli inquirenti per il riconoscimento della salma. L’incendio in cui è morto Secka è stato il secondo nella baraccopoli a distanza di due giorni. Su questo secondo rogo la Procura di Foggia ha aperto un fascicolo di inchiesta contro ignoti per reati di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali. Ieri due pubblici ministeri della Procura, Maria Giuseppina Gravina e Paola De Martino, insieme con i tecnici dei vigili del fuoco e agli agenti della squadra mobile, hanno fatto un sopralluogo nella zona del ‘ghettò interessata dal rogo.

Sono state effettuate riprese video delle baracche distrutte dalle fiamme per risalire alle cause che hanno scatenato l’incendio. Durante la mattinata di ieri, invece, gli agenti della mobile hanno ascoltato anche tre gambiani residenti nella baraccopoli. Poche le indicazioni fornite agli inquirenti. Tutti, però, hanno affermato di avere perso i documenti di riconoscimento nell’incendio.

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