Emilia è mamma di tre figli, due gemelli di nove anni con disabilità e una più piccola di sei anni colpita da artrite idiopatica giovanile. La vita di Emilia non è facile, perché ogni giorno si ritrova a combattere con la burocrazia e la discriminazione. A cominciare dalle terapie che vengono interrotte a causa della mancanza di personale per finire alla scarsa sensibilità di una scuola dove “organizzano gite che però sono un problema per chi ha un disabilità come ad esempio salire su una barca”, spiega Emilia.

Ma a fare preoccupare la mamma è quello che è successo l’anno scorso con la sua figlia più piccola. Quando non ha mai ricevuto un invito ad una festa, oltre a notare un atteggiamento discriminatorio persino all’uscita da scuola.

“L’anno scorso – racconta Emilia – mi sono sentita davvero sola. La mia piccola, che ha avuto un problema e per due mesi non ha frequentato, quando è tornata non è mai stata invitata da nessuna parte. Quest’anno, primo anno di elementare, temo che si stia ripetendo la stessa identica cosa. Ho notato per esempio che quando la vado a prendere, nessuno la saluta o le sta accanto. Ho cercato di parlare con la dirigente, ma non è stato possibile. Ho mandato email, non rispondono, mi hanno detto di lasciare perdere. Ma io non voglio farlo, perché mia figlia è felice, allegra e non voglio che subisca questi atti. Il mio è un appello a tutti, a non fermarsi alle apparenze, ad andare oltre la disabilità e ad abbracciare anche noi genitori che ci ritroviamo a combattere con mille difficoltà al giorno”.

(foto repertorio)


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