Il nuovo piano nazionale di governo delle liste d’attesa, inserito nella bozza del decreto semplificazione del governo Lega-M5S, alimenta nuove polemiche in Puglia tra l’Ordine dei medici, il consigliere del Pd Fabiano Amati, primo firmatario di una proposta di legge bloccata in consiglio regionale da quasi un anno, e l’opposizione.

Amati ha criticato chi ha impedito l’approvazione della sua norma, invitando il Consiglio regionale a procedere; dall’altra parte i medici ritengono che, a questo punto, “sia controproducente l’approvazione di una legge regionale dedicata allo stesso tema”. Cosa prevede il piano del ministero della Salute? In realtà nulla che non fosse già stabilito a livello nazionale: nei casi in cui le Asl non fossero in grado di rispettare i tempi massimi di erogazione di una prestazione (dalle 72 ore per le urgenze sino ai 120 giorni per quelle programmate) il cittadino potrà chiedere di eseguire l’esame o la visita specialistica facendo ricorso all’intramoenia, però pagando solamente il ticket. La differenza sarà a carico dell’Asl stessa. Questa possibilità era già prevista, ma in pochi la conoscevano. L’unica novità riguarda la possibilità per il cittadino di chiamare i carabinieri o la guardia di finanza qualora venga impedito questo diritto.

Tra la norma nazionale e la proposta Amati c’è una differenza: la prima non prevede la sospensione dell’Alpi, bensì stabilisce che dovrà essere l’Asl a “pagare” il medico per l’attività svolta fuori dall’orario di servizio. In sostanza, i medici non perderebbero l’introiti. “Si tratta di un provvedimento che consentirebbe alla Regione Puglia di rispondere ai bisogni dei cittadini, risolvendo in via temporanea tramite l’intramoenia aziendale il problema delle liste di attesa”,  sostiene il presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli. “Le risorse – prosegue – potrebbero essere reperite nei 40 milioni derivanti dall’attività libero professionale, incassati dalla Regione negli anni passati, accantonati e mai utilizzati. Con l’intramoenia aziendale, il servizio sanitario regionale verrebbe traghettato, attraverso una fase di transizione, verso le nuove assunzioni e la crescita delle piante organiche, che rappresentano l’unica risposta strutturale al problema.  In questo contesto – è la conclusione – è chiaro come una legge regionale sulle liste d’attesa rischi di sovrapporsi al piano nazionale e di creare confusione in una materia delicata che richiede invece la massima chiarezza. Invito il presidente Emiliano a condividere il percorso di governo delle liste di attesa tracciato dal piano nazionale, recependolo all’interno della conferenza Stato-Regioni e adottando nel più breve tempo possibile un piano regionale in base ai fabbisogni della Puglia”.

Dall’altra parte, invece, Amati ritiene che si sia perso solo tempo e che, adesso, la sua proposta dovrebbe essere riportata all’attenzione del consiglio regionale per una rapida approvazione. Due settimane fa è stato il governatore Michele Emiliano a chiedere all’Aula di non votare la proposta di legge del consigliere del Pd per poter dare modo all’Ordine dei medici di essere ascoltato il prossimo 17 dicembre. “Che facciamo – sbotta Amati – ora che ce lo chiede anche il nuovo piano nazionale sulle liste d’attesa? Spostiamo le nostre estenuanti riunioni di mediazione al ministero della Salute? Mi pare di poter dire che la nostra proposta di legge aveva anticipato i tempi, per fare cose che oggi ci vengono chieste anche da Roma, in continuità con il precedente piano nazionale. Tergiversare ancora significa mettersi contro le leggi e il popolo, per assecondare i timori infondati di qualche medico”.

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