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In attesa dei primi risultati dell’inchiesta penale, si muovono anche Regione Puglia e ministero della Salute sulla vicenda del bimbo di 6 anni morto dopo un lungo ricovero al pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

La Regione ha avviato un’indagine amministrativa e il ministero della Salute, sollecitato dalla consigliera regionale del M5S, Antonella Laricchia, ha anche deciso di accendere i propri fari per capire se sono stati commessi o meno errori da parte del personale. Sul decesso del bimbo i familiari hanno sporto denuncia alla polizia del commissariato di Carrassi. Il pm di turno, Baldo Pisani, ha disposto l’autopsia e il sequestro della documentazione clinica.

Stando alla denuncia della famiglia, difesa dall’avvocato Domenico Ciocia, il bambino era stato ricoverato una prima volta il 13 ottobre nel reparto di neurologia e sottoposto ad una risonanza magnetica. I genitori raccontano che avvertiva problemi respiratori e febbre che sarebbero stati curati con tachipirina. Sarebbe stato quindi dimesso dopo tre giorni. Il perdurare dei sintomi ha spinto la famiglia a rivolgersi prima al proprio pediatra e poi ad uno studio privato per una radiografia toracica, all’esito della quale è stato consigliato un ricovero urgente.

Il 20 ottobre il bambino è tornato al Giovanni XXIII, dove gli è stata diagnosticata una polmonite con versamento pleurico e il piccolo è stato sottoposto nei giorni successivi a diverse terapie antibiotiche con ricovero prima nel reparto di malattie infettive e poi in quello di chirurgia. Qui avrebbe dovuto sottoporsi ad intervento chirurgico di drenaggio del liquido polmonare ma nella fase pre-operatoria ha avuto tre arresti cardiaci che hanno impedito di procedere con l’operazione. Da quel momento il bambino è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dove è morto. Il sospetto dei genitori, che ora chiedono alla magistratura di accertare, è che vi sia stato un ritardo nella diagnosi e quindi nella somministrazione di cure adeguate.


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