Una ciocca di capelli rossi stretta in una mano. Potrebbe essere questo il particolare che potrebbe riaprire il caso dell’omicidio dell’estetista italo-brasiliana, Bruna Bovino, uccisa il 12 dicembre del 2013 nel suo laboratorio a Mola di Bari. La donna fu ammazzata prima con alcuni colpi alla gola inferti con delle forbici, poi venne appiccato un incendio per cancellare le tracce.

Del suo omicidio venne accusato Antonio Colamonico, prima arrestato dai carabinieri, poi condannato in primo grado a 25 anni ma assolto completamente in appello. Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, i giudici scrivono che l’imputato non poteva essere sul luogo dell’assassinio nel momento in cui Bovino veniva uccisa perché, stando alle celle telefoniche, si trovava altrove, a Polignano.

Però, emerge un altro dettaglio che potrebbe riaprire il caso: in una mano, la vittima stringeva una ciocca di capelli rossi: potrebbero essere stati strappati al suo killer nel tentativo di difendersi dall’aggressione mortale.

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