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Stangata per 21 Comuni del sud-est della provincia di Bari: l’Agenzia regionale per i rifiuti (Ager) dovrà procedere al ricalcolo della tariffa del servizio di trattamento rifiuti nell’ex bacino Bari/5. E dovrà farlo in tempi brevi perché pende una richiesta di nomina di commissario ad acta, i Comuni saranno chiamati a versare circa 10 milioni di euro. Lo ha stabilito la quinta sezione del Consiglio di Stato che, condividendo le tesi della società che gestisce l’impianto, difesa dall’avvocato Luigi Quinto, ha respinto l’appello proposto dai legali di Ager avverso la precedente sentenza del Tar favorevole al gestore.

La vicenda risale al 2013 quando il sequestro della discarica a servizio dell’impianto impose di individuare una soluzione esterna per il conferimento degli scarti. Pur in presenza di una ordinanza della Regione Puglia che stabiliva di prevedere in tariffa gli extra costi per il trasporto e lo smaltimento nelle nuove discariche, l’Ager, da quando è stata istituita nel 2016, si è sempre rifiutata di provvedere alla determinazione tariffaria sostenendo che non fosse possibile determinare la tariffa a consuntivo, ma solo in via preventiva. Di fatto non ha mai provveduto a determinarla né per il passato, né per il futuro.

Il Consiglio di Stato ha censurato il comportamento di Ager chiarendo che “la norma contrattuale invocata per l’adeguamento della tariffa è la trasposizione del precetto normativo che impone nella specifica materia dello smaltimento rifiuti la necessaria copertura dei costi”, aggiungendo che “anche in mancanza di quella clausola, il gestore avrebbe avuto diritto all’adeguamento della tariffa, sia in applicazione dei meccanismi di riequilibrio previsti dall’ordinamento per tutti i contratti ad esecuzione prolungata, sia di quelli specifici del settore dei rifiuti nel quale vige il principio del c.d. full cost recovery che si sostanzia nella tendenziale copertura dei costi di gestione”.

Condividendo le tesi del legale della società, il giudice d’appello ha osservato che “la determina numero 52 prodotta dall’Agenzia in primo grado si occupa esclusivamente dell’aggiornamento Istat della tariffa ai sensi dell’art. 6.2 del contratto, oggetto di altra istanza. L’istanza della società Progetto Gestione riguarda invece la diversa ipotesi di adeguamento ed ha presupposti e causa del tutto differenti rispetto all’aggiornamento Istat, in quanto relativa al conferimento della frazione del sottovaglio biostabilizzato in impianto diversi da quello previsto in progetto per effetto dell’ordine impartito dalla Regione Puglia sin dal 27.2.2013”.

Ager dovrà ora provvedere ad aggiornare la tariffa di conferimento per il passato e per il futuro. “La società (che fa capo per il 60% al fallimento Lombardi e per il 40% a Cogeam, ovvero Cisa-Marcegaglia)  – ha dichiarato l’Avv. Luigi Quinto – ha già trasmesso mio tramite ad Ager i conteggi per la determinazione della tariffa. dal primo gennaio si prevede un adeguamento dagli attuali €/t 129 ad €/t 177  in conseguenza del maggior costo richiesto dalle società individuate da Ager per lo smaltimento della frazione da conferire in discarica. Per il passato le tariffe oscilleranno tra questi due valori. Per il pregresso i Comuni saranno costretti, a causa del ritardo nella determinazione delle tariffe, a versare al gestore, oltre agli adeguamenti tariffari per circa 10 milioni di euro, anche gli interessi contrattuali per ritardato pagamento, come già chiarito in plurime occasioni dal Tribunale delle Imprese su vicende identiche che riguardano il bacino di utenza relativo alla provincia di Lecce”.

“L’auspicio del gestore – ha concluso l’avvcato Quinto – è che si ponga fine a questa fase di contrapposizione, dannosa sia per la società, costretta ad anticipare risorse enormi, sia i Comuni, che non riescono a programmare correttamente i propri bilanci e vedono maggiorate degli interessi le tariffe versate in ritardo, provvedendo ad una corretta e tempestiva determinazione tariffaria”.

 


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