Il Mundi Festival si prepara ancora una volta a sbarcare nella corte del Castello di Federico II a Sannicandro. Le date di approdo per questa seconda edizione segnano l’inizio della stagione estiva con un calendario ricco di eventi per tre giorni: 31 maggio, 1 giugno e 2 giugno. Un’esposizione collettiva, l’Ultima Spiaggia, inonderà i saloni dell’imponente Castello pugliese, per esplorare la definizione liquida ed inafferrabile del nostro mare, tra ecologia, identità e migrazioni.

Un dovere, per gli ideatori del Mundi Festival, quello di riproporre l’evento dopo il grande successo ottenuto durante la prima edizione: 1500 partecipanti, due serate musicali, otto artisti dal mondo, due mostre, otto proiezioni, tre presentazioni di libri, due workshop.

Alla base dell’evento un’idea semplice ed antica, eppure rivoluzionaria in questi tempi di grandi divisioni: offrire un luogo fisico, una piattaforma, per l’incontro tra discipline, culture e territori; creare segni tangibili, artistici e solidali di connessione tra i Sud del Mondo. Per questo il Festival nasce in collaborazione con l’associazione Meridians Onlus, impegnata nella realizzazione e nel consolidamento di un centro dialisi e di un laboratorio di immunopatologia renale nell’ospedale universitario di Mbarara (Uganda) nonché nella formazione professionale di medici, infermieri e tecnici in collaborazione con la Scuola di Medicina del Policlinico di Bari e degli Ospedali Riuniti di Foggia. Come per la passata edizione, i proventi del MUNDI verranno devoluti a questo progetto di solidarietà, segno tangibile della cooperazione pugliese allo sviluppo.

Il tema del Festival sarà il Mare. Il Mare come luogo d’incontro tra culture, come punto di scambio di merci, come un posto da salvare dal crescente inquinamento che divora ogni sua bellezza; il mare, infine, come luogo che non conosce alcuna legge se non la propria, quella del soccorso. Questo spirito anima un programma ricco di Arte, Musica, Cinema, Workshop ed Incontri. #castelliinmare è l’hashtag e lo slogan che guida questa edizione del Festival.

L’evento sarà inaugurato dall’allestimento in presa diretta di un’istallazione multimediale di dimensioni monumentali (l’intera superficie della piazza antistante al complesso federiciano) intitolata le chant de l’exile dall’omonima opera del poeta congolese Kama Kamanda e realizzata ad hoc dallo studio di progettazione creativa Folklore Elettrico in collaborazione con il grafico Jime Ghirlandi, il sound designer Marco Malasomma e il designer Fabio Stasi. Un omaggio marittimo alle storie di migliaia di uomini e donne che ogni anno prendono la via del mare, pur di fuggire, pur di immaginare un futuro migliore, sulla sponda settentrionale del Mediterraneo.

Interpellando personalità artistiche dalle esperienze e dai linguaggi contrastanti: Balázs Csizik, Paolo Moretti e Nicolò Tauro, l’Ultima Spiaggia si concentra sulle potenzialità espressive della tecnica fotografica, declinata nelle sue forme più varie, complicando il gioco e rendendo i materiali reperiti sulle spiagge l’unico soggetto per l’intera esposizione. L’Ultima Spiaggia mette a paragone non tanto le riflessioni inerenti al tema dell’inquinamento, condannato all’unanimità, quanto le soluzioni compositive ed estetiche che da esso possono derivare. Un confronto tra la fotografia suprematista di Csizik, la poetica descrittiva e malinconica di Moretti e il pop macabro di Tauro.
Csizik, fotografo professionista e lettore presso la Budapest University of Technology and Economics, dove si è specializzato in Visual Communication, approda al mundi festival in occasione della sua prima esposizione italiana. Dopo numerosissime partecipazioni tra Budapest, Shanghai, Vienna, Pechino, etc, Balázs sarà ospite del festival tenendo anche un workshop in collaborazione con la scuola di fotografia e filmmaking Spaziotempo. La sua serie waste supremarism è ispirata alle geometrie dell’arte suprematista con le quali l’artista eleva e condanna la spazzatura del Mare ad elemento d’arte attuando delle composizioni formali estremamente ragionate.

Moretti, nostro conterraneo, ci riporta alla realtà, ci fa indagare partendo dal dettaglio e ci spinge a guardare le cose come stanno. Lui, di Monopoli, il mare lo conosce bene e sa che al contrario di quello che qualcuno tenta di farci credere, non si tratta di un confine ma piuttosto di una via che porta ovunque. Con la serie coast to coast è facile rendersene conto anche solo osservando i rifiuti portati a riva dalla corrente che trascinano con se storie di posti lontani. Gli enormi pannelli luminosi dell’artista assumono l’incarico di ritrarre questi viaggiatori inalterabili e porli a confronto con i luoghi in cui essi approdano.
Nicolò Tauro, anche lui monopolitano, con la grinta pop della serie mare moriens approfondisce l’impatto dell’inquinamento sulla fauna marina. Le sue composizioni materiche ironico/macabre già di per sé iconiche, diventano fotografie per un motivo semplice: essere sottratte all’inevitabile decomposizione (quanto meno quella delle parti organiche). In questo modo pesci, crostacei, tubetti di plastica e sacchetti danno vita ad improbabili nuove specie ittiche e diventano spunto di riflessione sull’alterazione della biodiversità marina derivante dall’attività dell’uomo.
Da queste immagini, da questi oggetti, da questi volti, ne emerge un luogo drammatico, un mare di sporcizia e morte. L’universo de l’ultima spiaggia riporta il mare al centro del domani.

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