“Sulla vertenza ‘Mercatone Uno’ il Governo nazionale ora non ha più alibi. Deve sbloccare la cassa integrazione e dare un futuro certo ai lavoratori rimasti senza stipendio”. E’ il commento del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, appresa la notizia della decisione del Tribunale di Bologna di dare la disponibilità all’autorizzazione condizionata del programma di cessione del gruppo, presente in Puglia con sei stabilimenti tra Bari. Brindisi e Lecce.

“La Regione rimane vicina ai 256 lavoratori pugliesi coinvolti dal crac – continua –  ma è pronta ad intervenire immediatamente per cofinanziare gli investimenti di eventuali nuovi compratori che il Governo nazionale deve cercare e trovare, anche col nostro aiuto. Così come il Governo deve fare di tutto per far riaprire le saracinesche e bloccare il depauperamento dei magazzini, con un esercizio provvisorio che ridia fiducia a clienti, lavoratori e fornitori. Non lasceremo soli nessuno”.

 

Sulla questione è intervenuto anche l’onorevole Marcello Gemmato, segretario della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.  «Ho incontrato insieme all’on. Mauro Rotelli, alla Camera dei Deputati, una delegazione del management del “Mercatone Uno”. L’incontro è stato utile non solo ad acquisire ulteriori ed importanti elementi sulla vicenda ma anche e soprattutto ad accogliere le istanze e le proposte di chi paga oltre misura le responsabilità di terzi con l’incertezza del proprio futuro”.

“È per questo motivo – spiega – che ritengo opportuno l’ennesimo appello al Governo affinché mantenga alta l’attenzione verso il problema. A riguardo vorrei che l’Esecutivo fosse consequenziale alle promesse fatte in sede di tavolo ministeriale al MISE del 27 maggio scorso nel corso del quale, in presenza mia e dei lavoratori, garantì il ricorso agli ammortizzatori sociali sostenendo, quindi, che il Tribunale di Bologna, entro una settimana, avrebbe dovuto autorizzare la procedura di amministrazione straordinaria.
Il Governo valuti, inoltre, la possibilità di dare un forte segnale di discontinuità in ordine all’attività commissariale che, considerata l’attuale tragica situazione, non sembra aver contribuito a conseguire risultati significativi.  È in gioco il futuro di 1860 lavoratori e delle proprie famiglie e di 500 aziende fornitrici che rappresentano un indotto di oltre 10.000 persone».

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