Cresce del 143%, dal primo trimestre 2018 al primo trimestre 2019, il consumo di biosimilari, ovvero i farmaci biologici simili agli originator di marca, ma con brevetto scaduto. Bassa la crescita degli equivalenti e ancora con una forte distanza tra Nord e Sud.

È quanto emerge dal report trimestrale realizzato dall’Ufficio studi Assogenerici su dati Iqvia. Il volume di consumi delle dodici molecole di biosimilari in commercio in Italia (Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina alfa, Infliximab, Insulina glargine, Rituximab, Somatropina, Insulina Lispo, Trastuzumab e Adalimumab) è passato dal 17% del 2018 al 26% del primo trimestre 2019. In particolare, i 5 biosimilari di Filgrastim, assorbono ben il 96% del mercato a volumi rispetto al farmaco ‘originator’. A registrare il maggior consumo di biosimilari sono la Valle d’Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 60% sul mercato di riferimento. Fanalini di coda Umbria (5,31%), Puglia (11,23%) e Campania (13,91%).

Nel primo trimestre 2019 la spesa farmaceutica nel canale delle farmacie aperte al pubblico ammonta a 2,7 milioni di euro per un totale di 491 milioni di confezioni vendute: i farmaci generici hanno assorbito il 22,47% del mercato a volumi, quasi stabile rispetto al 22,23% del dato consolidato 2018. Per quanto riguarda l’area geografica, nel primo trimestre 2019 il consumo degli equivalenti di classe A resta concentrato al Nord (36,8% dei consumi), ben più avanti del Centro (27,4%) e del Sud Italia (21,8%)

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